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ERIC MARTONE, VISITA IL PAESE DI ORIGINE DEL SUO BISNONNO, GIUSEPPE NATALE, IMMIGRATO NEGLI STATI UNITI DA CENTOLA (SA)

Il 14 aprile 1903, il giorno del suo ventesimo compleanno, Giuseppe Natale partì da Napoli a bordo della nave il Trojan Prince alla ricerca del “sogno americano”. Non sarebbe più tornato nel suo paese di origine Centola (SA).
Dopo un lungo viaggio attraverso l’Oceano Atlantico, Giuseppe finalmente arrivò a Ellis Island, New York, il 1° maggio. Una volta negli Stati Uniti, si unì ai membri della sua famiglia che già vivevano nella città di Elizabeth, nel New Jersey.
Giuseppe era nato in via Rosario, 21 a Cèntola nel 1883 da Raffaele Natale nato nel 1846) e Michelina di Lorenzo (nata nel 1858). Era il terzo figlio della coppia. Gli altri figli furono Giovanni Antonio (nato nel 1875), Bartolomeo (nato nel 1878), Maria Colomba (1880-1884), Paolina (1886-1888), Nicola (nato nel 1889), Paolina (1895-1978) e Luigi (1896-1965) [vedi foto postate].
Lo zio di Giuseppe, Luciano Natale (nato nel 1866), fu il primo a compiere il viaggio attraverso l’Atlantico. Si diresse da New York al vicino stato del New Jersey. Il fratello maggiore di Giuseppe, Bartolomeo, partì per l’America, arrivando l’anno successivo. Una volta negli Stati Uniti, Giuseppe si unì al suo fratello maggiore e allo zio a Elizabeth, nel New Jersey. Anche il loro fratello minore, Nicola, si avventurò negli Stati Uniti per unirsi a loro. Il soggiorno di Nicola nel New Jersey, tuttavia, fu breve e tornò a Centola, sposando poi Matilde De Rosa nell’agosto 1920.

Dopo aver trascorso diversi anni a Elizabeth, nel New Jersey, Giuseppe e suo fratello Bartolomeo si trasferirono a Newark, nel New Jersey. Una volta a Newark, Giuseppe iniziò a lavorare come pittore. Il loro fratello minore, Luigi, l’ultimo della famiglia a tentare la fortuna in America, li raggiunse. Luigi, tornò anche lui a Centola.
Il 2 febbraio 1913, Giuseppe sposo’ Lucia Santaluce nella chiesa del Mount Carmel a Newark. Poco dopo il suo matrimonio, iniziò a lavorare con suo suocero, diventando un finitore di legno; avrebbe praticato questo mestiere per il resto della sua vita. Negli anni ’20, la famiglia viveva in Walnut Street 289 a Newark. Giuseppe e Lucia ebbero 11 figli: Margaret, Ralph, Pauline, Pompeo “Russell”, Angela, Gesumina “Jessie”, Anthony, Joseph, John, Ann Marie, e Carmen.
Durante la seconda guerra mondiale, Giuseppe che non aveva rinunciato alla sua cittadinanza italiana –fu costretto a registrarsi come “alieno nemico”. Come tale, doveva portare speciali documenti di identificazione e avvisare sempre il governo degli Stati Uniti dove si trovava.
Giuseppe morì nella sua casa di Newark, nel New Jersey, poco dopo la guerra, il 6 maggio 1951, all’età di 68 anni.
La figlia di Giuseppe, Gesumina (“Jessie”), nata il 19 giugno 1925, sposò l’elettricista Antonio (“Anthony” o “Tony”) Martone poco dopo la seconda guerra mondiale. Anthony e Jessie ebbero tre figli: Maryann, Rosemarie e Anthony Jr. 

Eric Martone circa la sua italianità scrive: 
<Sono sempre stato orgoglioso delle mie radici italiane. Mentre ero insegnante di storia delle scuole superiori nello stato del Connecticut, ho iniziato a lavorare al mio dottorato, concentrandomi sulla storia europea moderna e sulle ricerche della storia della mia famiglia. 
Nel corso dei miei studi ho sviluppato il desiderio di visitare le città da cui provenivano i miei bisnonni. Mia nonna paterna era solita corrispondere con Pina Valente (la pronipote dello zio di mia nonna, Nicola Natale, a Centola), che aveva fatto una lunga visita negli Stati Uniti quando era più giovane, ed è attraverso mia nonna che inizialmente ho appreso di altri nostri parenti in Centola. A modo suo, queste connessioni hanno portato a mia nonna molta gioia. Mia nonna è morta nel 2008 e conoscere le sue origini mi ha aiutato a sentirmi più vicino a lei.
Nell’autunno del 2018, ho prenotato un viaggio in Italia per luglio dell’anno successivo. Durante questo viaggio, ho programmato di visitare Centola per una parte del mio soggiorno e ho preso contatto con mia cugina Pina. Mentre ho visitato la maggior parte delle altre città da dove provenivano i miei antenati, ho notato che Centola è diversa. Tra i Centolesi, c’è quella che definirei una “cultura del ricordo” per coloro che hanno lasciato il paese, diversamente da quella delle altre comunità italiane da cui provengono i miei bisnonni. Il monumento agli emigranti nella piazza San Nicola di Mira in Centola (opportunamente situato vicino al centro storico e realizzato dall’Associazione storica-culturale «Progetto Centola») ne è la testimonianza. I monumenti non sono solo oggetti fisici ed estetici, ma sono contemporaneamente depositi e creazioni di memoria storica.

« con questo monumento un pezzo di Centola rimane legato a quelli che sono emigrati»

Tra la mia famiglia a Centola, questa cultura del ricordo mi sembra sia iniziata con la sorella del mio bisnonno, Paola, una bambina quando suo fratello è partito per gli Stati Uniti. Senza figli sopravvissuti, Paola divenne una seconda madre (o una seconda nonna o addirittura una bisnonna) per molti figli, nipoti e alcuni pronipoti dei suoi fratelli. Questo sembra essere stato particolarmente vero con la famiglia di suo fratello Nicola.
I membri della famiglia che ho incontrato a Centola hanno ospitato, affettuosamente, me, mia moglie e i miei figli. Devo quindi a Paola, che è morta l’anno in cui sono nato, un debito di gratitudine.
Mentre visitavo Centola mi chiedevo se i miei parenti capissero il perchè della mia venuta; mi sembrava di averli conosciuti per tutta la vita. La madre di Pina, Anna Lamassa, non parlava inglese, ma la gentilezza nei suoi occhi, il calore del suo sorriso e la premurosità delle sue azioni parlavano tutti un linguaggio universale di cura e affetto. Ci siamo sentiti tutti come in famiglia. Io e mia moglie non abbiamo mai mangiato così bene! A mia figlia Gianna piaceva giocare in piazza con sua cugina, Paola e gli altri bambini. 
Queste esperienze a Centola, anche se avvenute nel giro di pochi giorni, ci hanno comunque lasciato un’impressione profonda. Il seme di questi ricordi dureranno una vita.
Non so perché il mio bisnonno, Giuseppe Natale, non sia mai tornato a Centola. È morto molto prima che io nascessi, è morto anche prima che nascesse mio padre. Una delle sfide che spesso gli immigrati italiani hanno dovuto affrontare era che erano troppo italiani per essere trattati come completamente americani, ma troppo americani per credere di essere completamente italiani. Forse sentiva di essere diventato “troppo americano” e non si sarebbe più adattato. Tuttavia, attraverso me e i miei figli, una parte di Giuseppe Natale è finalmente tornata nel suo paese d’origine: Centola.
Mi piace ricordare l’incontro con Ezio Martuscelli, Presidente dell’Associazione Progetto Centola che mi ha illustrato le ricerche in atto per il recupero della memoria storica del paese dandomi altresì l’occasione di prendere visione della preziosa produzione letteraria dell’Associazione>. 
Fotografie di componenti della famiglia di Eric Martone e Natale, insieme a quelle che documentano la sua visita a Centola sono qui di seguito postate.

Ezio Martuscelli, Eric Martone e Pina Valente
Centola 07 settembre 2019

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