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RICORDI DI TEMPI DI GUERRA:

IL PARACADUTISTA DI NETTUNO E LA RAGAZZA DI CENTOLA (SA)

 

Lo sbarco sulle spiagge vicine alle città di Anzio e Nettuno (circa 62 km a Sud di Roma), in codice chiamato operazione “Shingle” cioè “Ciottolo”, ebbe luogo il 22 gennaio 1944 nel corso della campagna d’Italia della Seconda Guerra Mondiale. L’obiettivo era di aggirare la linea “Gustav” che aveva come punto di riferimento Cassino (figura 1). I tedeschi con una serie di contrattacchi riuscirono a bloccare l’allargamento della testa di ponte. Ne seguì una lunga e snervante guerra di posizione che ebbe termine solo nel maggio del 1944, quando le truppe germaniche furono costrette alla ritirata dopo la caduta del fronte di Cassino.

Gli abitanti di Anzio, Nettuno e di altre località coinvolte negli eventi bellici, il 13 febbraio del 1944 dovettero lasciare le loro abitazioni e furono trasferiti presso vari paesi a sud di Napoli, in località di Regioni già liberate [1, 2].

La famiglia Riggi, residente a Nettuno, composta dai genitori, Francesco (n. 1901) e Eleonora Riggi (n. 1898) e dai figli Giuseppe (n. 1921), Mario (n. 1935), Leo con la moglie Giulia e Antonio, a causa dei bombardamenti e dei combattimenti che avevano coinvolto la loro città, obbligata a lasciare la propria casa, fu trasferita prima a Napoli in un campo profughi e quindi a Centola, un piccolo paese del basso Cilento, in provincia di Salerno.

In questo paesello la famiglia Riggi trovò alloggio nei locali del seicentesco convento di San Francesco (figura 2) che già nel 1917, durante la Grande Guerra (1915-18), dopo la sconfitta di Caporetto, aveva ospitato sfollati friulani provenienti dalle terre occupate dall’esercito Austro-Ungarico. Tra questi c’era Anna Culetto, nata a Lusevera (Friuli) nel 1895 che, dopo avere sposato Francesco De Masi rimase a Centola per poi emigrare negli USA richiamata dalla figlia Clara [3].

Dall’8 settembre del 1943 era operativo l’armistizio che aveva sancito la resa senza condizioni dell’Italia agli alleati, anglo-americani, con il disimpegno dell’Italia dall’alleanza con la Germania. Questo evento fu comunicato alla nazione mediante un proclama di Badoglio, trasmesso dai microfoni dell’EIAR alle 19,42 dell’8 settembre 1943 [4, 5].

Le forze armate italiane, impegnate sui vari fronti in Italia e all’estero, furono colte assolutamente impreparate e lasciate senza direttive. Questo portò allo sbandamento dell’esercito e alla dissoluzione dei reparti. I militari che erano dislocati in basi italiane cercarono con mezzi di fortuna di ritornare a casa presso le loro famiglie.

Il giovane Giuseppe Riggi, militare – paracadutista, al momento dell’armistizio si trovava in una base tra Firenze e Pisa (figure 3 e 4). Insieme con molti altri era ritornato a casa e all’epoca dello sbarco di Anzio – Nettuno, in attesa di ordini, fu trasferito con la sua famiglia a Centola.

Durante la sua permanenza a Centola Giuseppe Riggi lavorò come bracciante agricolo, a giornata, sotto la direzione di Nicola Ranauro (Centola, n. 26-8-1895; m. 28-1-1978; sposato con Carmela Ciotola, n. 16-07-1899; m. 14-03-1964, figure 5 e 6) che all’epoca era il “Fattore di campagna” dell’ing. Antonio Martuscelli, proprietario di vasti appezzamenti di terreni. Per inciso l’ing. Antonio Martuscelli in quel periodo era a Taranto, ufficiale nel Genio della Marina Militare, quindi era la Moglie, Anna Ferrara, cui faceva riferimento il fattore Nicola Ranauro (figura 7).

Nicola e Carmela avevano 7 figli: Felicia (n. 1921); Giuseppe (n. 1923);

Marianna (n. 1925); Antonietta (n. 1927); Francesco (n. 1929); Maria (n. 1935) e Maura – Anella (n. 1940).

Una mattina Giuseppe Riggi che sostava nella Piazza Vecchia di Centola (figura 8) vide passare Nicola Ranauro, suo datore di lavoro occasionale, alla guida del calesse di casa Martuscelli; al suo fianco sedeva la figlia Marianna. Il giovane paracadutista di Nettuno rimase affascinato dalla leggiadria della ragazza con la quale era già avvenuta una corrispondenza rivelata dagli sguardi che si erano incrociati.

La zia di Marianna, Eleonora, racconta che un altro giorno la giovane aveva rotto uno zoccolo e data l’indigenza dovuta ai terribili tempi di guerra non aveva avuto ancora la possibilità di ricomprarlo o farlo aggiustare. Pertanto lei camminava per la Contrada Serra, dove risiedeva, calzando un solo zoccolo avendo avuto cura di fasciare l’altro piede. Giuseppe che era di vedetta nascosto nel vicoletto detto “Giardinetto” di fronte alla casa Ranauro (figura 9) intercettò, “casualmente”, la giovinetta e le chiese come mai avesse il piede fasciato. Marianna arrossendo, non avendo il coraggio di confessargli che non aveva soldi per fare riparare lo zoccolo rotto gli rispose che si era fatta male cadendo in campagna. Erano tempi di miseria!

S’incontrarono una terza volta, sempre per “caso”, e Giuseppe le chiese come si chiamasse. Lei, arrossendo, rispose Mariannina al che lui senza alcuna titubanza, guardandola fisso negli occhi le chiese di “fidanzarsi”. Marianna non esitò un secondo e rispose di sì. Fu un amore a prima vista erano entrambi giovani e belli (figura 10).

Marianna però impose la condizione che egli si sarebbe dovuto presentare a casa e parlare con i genitori. Dopo pochi giorni Giuseppe si recò a casa Ranauro dove, fu ricevuto dai genitori di Marianna, Nicola e Carmela (figura 5). Lo fecero sedere “lontano dalla ragazza”. Durante la serata Giuseppe chiese a Marianna di sedersi vicino a lui al che la ragazza rispose di no perché i genitori non volevano e comunque questi erano i costumi del paese, all’epoca. Giuseppe irritato non accentando queste usanze che gli sembravano anacronistiche e superate dai tempi, aduso ad abitudini più permissive proprie della sua città, Nettuno, nel lasciare la casa disse alla povera Mariannina che non se ne sarebbe fatto nulla del fidanzamento.

Ben presto però Giuseppe ci ripensò; accettò le regole della casa ma non solo andò oltre e pazzamente innamorato chiese a Marianna di sposarlo. Lei acconsentì. Dopo un accordo tra le famiglie si fissò la data del fidanzamento ufficiale che si svolse in casa Ranauro e che secondo i costumi di Centola doveva prevedere un pranzo cui avrebbero dovuto partecipare i membri delle due famiglie e i compari e qualche amico intimo.

Il pranzo di fidanzamento, visto il particolare momento di crisi, fu molto semplice e frugale: alici ripiene e con quelle il sugo per la pasta fatta in casa e un pasticcino cui si accompagnava un caffè rigorosamente d’orzo e dolcificato con miele di produzione locale, in assenza di zucchero all’epoca prodotto molto caro e comunque difficile da trovare sul mercato.

Mariannina Ranauro e Giuseppe Riggi (figura 10) si sposarono nella chiesa madre di Centola il 06 luglio del 1944 (figura 11).

Eleonora Riggi riporta il seguente aneddoto raccontatele dalla nonna, Eleonora.

— La signora Riggi andava a Centola la domenica in chiesa per la messa. Non sapendo che nel paese c’era l’usanza che uomini e donne dovessero occupare sezioni separate, lei si sedette su uno scanno riservato agli uomini. Immediatamente una signora, la riprese facendole notare che non poteva sedersi in quel posto che si trovava in un settore assegnato agli uomini e che quindi doveva spostarsi nella zona riservata alle donne. Eleonora si scusò facendo notare che a Nettuno uomini e donne stavano insieme mica separati gli uni dagli altri!

Quando i tedeschi si ritirarono da Cassino, cui seguì la liberazione di Roma il 04 giugno del 1944, gli abitanti sfollati da Anzio, Nettuno e dai paesi vicini, gradualmente ritornarono nelle loro località di origine.

La famiglia Riggi lasciò Centola per ritornare a Nettuno. Per ragioni di sicurezza gli Americani li trattennero a Napoli, in un campo profughi, per circa un mese. In seguito, trasgredendo gli ordini delle autorità militari, i Riggi decisero comunque di lasciare Napoli; affittarono un camion e fecero ritorno a Nettuno. Trovarono una città bombardata e piena di rovine.

Giuseppe e Marianna ebbero due figli: Francesco (n. 31 agosto 1945) e Gianni (n. 13 febbraio 1950), vedi figura 12.

La storia ha ancora un interessante seguito. Mario Riggi, fratello di Giuseppe, nato il 29 dicembre 1935 a Nettuno, quando la famiglia fu sfollata aveva 9 anni. Una sorella di Mariannina, Maura, nata il 12 maggio 1940 a Centola ne aveva 4. Entrambi, durante la permanenza dei Riggi a Centola, erano dei bambini. Il caso volle che Maura nel 1960 andasse a lavorare a Roma chiamata dalla sorella Felicetta. Poi su indicazione di Marianna si trasferì a Nettuno per lavorare presso un albergo del luogo.

Un giorno le due sorelle si recarono a salutare la suocera di Marianna e caso volle che fosse presente Mario Riggi il fratello di Giuseppe. Tra Maura e Mario così com’era successo con Marianna e Giuseppe scoccò una scintilla!

Si piacquero, si frequentarono, si fidanzarono e il 21 aprile del 1963 si sposarono a Nettuno (figure 13 e 14).

Ebbero una figlia che chiamarono Eleonora come la nonna paterna (figura 15).

Una foto della famiglia Ranauro e Riggi a Nettuno è riprodotta nella figura 16.

RIFERIMENTI

  • http://www.storiaxxisecolo.it/secondaguerra/sgmcampagnaitalia3a.htm
  • https://digilander.libero.it/secondaguerra/anzio.html
  • Martuscelli, L. Martuscelli, F. Martuscelli, <La “Cuginanza di Centola” – (1940 – 1955)>, Edito dall’Associazione Progetto Centola, Tipografia Enzo Albano, 2017, (Napoli).
  • 1943: Italy’s surrender announced, BBC. URL consultato il 29 febbraio 2020.
  • La comunicazione di Badoglio, in Stampa Sera, 9 settembre 1943. URL consultato il 29 febbraio 2020.

Scritto dì

Dina Imbriaco, Ezio Martuscelli ed Eleonora Riggi

Associazione “Progetto Centola”

Centola, 29/luglio/2020

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