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Sono stato per la prima volta al Convento dei Cappuccini di Centola, senza mai entrarci, quando frequentavo la scuola media a Centola che raggiungevo da S. Severino con il pullman dell’Atacs, partendo ogni mattina dal piazzale della stazione.
La piazzetta del convento era utilizzata come campetto di calcio, durante le ore di educazione fisica, accompagnati dal Prof. Antonio Natale, il cui impegno durante le nostre competizioni era di leggere il giornale, in genere il Mattino, qualche volta il Popolo in occasione delle elezioni nazionali, il caro Professore fungeva anche da arbitro, come facesse visto che si disinteressava delle nostre azioni di gioco non l’ ho mai capito, comunque quando lo interpellavano dopo azioni particolarmente cruente, il suo giudizio era perentorio e senza appello.
Alcuni anni dopo andai in pellegrinaggio con un gruppo di San Severino a S. Giovanni Rotondo per Padre Pio, dopo un viaggio non breve, sceso dal pullman, allora si poteva arrivare e parcheggiare vicino al convento dei Cappuccini, mi accorsi che la facciata del monastero era identica a quella di Centola, al che pensai “caspita ma questo convento è come quello di Centola” solo successivamente appresi che i Conventi dei Cappuccini avevano tutti la medesima architettura un vero e proprio marchio di fabbrica, altri poi ne ho visti nel Cilento di tal fatta.
Iniziato la professione di Avvocato, spesso, soprattutto di sera, andavo a trovare Don Giovanni Cammarano, un po’ per fare il punto sulle questioni legali che lo vedevano coinvolto in prima persona, ma maggiormente per passare una serata in sua compagnia, per godere della sua ospitalità e della sua conversazione acuta e frizzante ricca di aneddoti sulla comunità Pastorale.

Una sera di Giugno, entrando dal portone della chiesa del convento, complesso che mi affascinava per le opere d’ arte contenute, i quadri di scuola napoletana, l’altare ligneo maestoso, chissà perché poi dipinto di verde, mi accorsi che alla sinistra e destra dell’altare troneggiavano due grosse sveglie di quelle di una volta con i numeri grandi la campanella sulla parte superiore e soprattutto il ticchettio abbastanza rumoroso.
Rimasi un po’ sorpreso e fra me e me, cercavo di trovare qualche spiegazione, alcuna anche stravagante, giacché pensai che affetto Don Giovanni da un principio di sordità, abbia poggiato le sveglie sul legno stagionato dell’altare per aumentarne il volume della suoneria e quindi svegliarsi a tempo, ma subito scartai tale spiegazione assurda.
Don Giovanni, sentitomi arrivare mi venne incontro e si accorse del mio intento a guardare l’altare e le sveglie collocate, mi sorrise e mi disse: “Vuoi sapere perché le sveglie sono li? Come saprai il legno antico è attaccato dai tarli, tali insetti operano soprattutto di notte quando non vi sono rumori, il giorno stanno immobili, ebbene le sveglie che hai visto hanno la funzione di creare rumore durante la notte, per effetto di ciò i tarli stanno fermi e non si nutrono appunto del legno, con la conseguenza che non alimentandosi muoiono d’inedia e il legno non viene attaccato, preservandosi”.
Questa spiegazione fu un’altra conferma della poliedricità di Don Giovanni della sua intelligenza fervida con un modo sempre originale e acuto, mai banale, di porsi davanti alle situazioni, in certo senso aveva già capito che i trattamenti chimici non erano idonei per la lotta ai tarli ma era necessario un approccio “biologico”, non so se questo trattamento poi avrà avuto efficacia, ma sicuramente se l’ altare del convento è giunto fino a noi nelle condizioni attuali, qualche effetto conservativo s’e verificato.

Centola li 02/09/2020
Raffaele Riccio

Le immagini sono state scelte e postate a cura di Ezio Martuscelli. Esse fanno parte dell’archivio Associazione “Progetto Centola”.

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