Posted

Il 4 novembre scorso, con inizio alle ore 18,00, in occasione del centesimo anniversario della vittoria italiana nella grande guerra, presso la sede del Museo comunale delle Testimonianze e della Memoria, a conclusione delle molteplici iniziative che l’Associazione “Progetto Centola” ha portato avanti nell’ultimo quadriennio per ricordare quel disastroso tragico evento bellico, si è tenuto un convegno finale avente come tema proprio le fasi conclusive del conflitto e la nostra vittoria finale; ha relazionato sull’argomento con professionalità e fine senso storico il prof. Alfonso Conte dell’Università di Salerno.

Dopo i saluti iniziali del Sindaco dott. Carmelo Stanziola e una breve relazione introduttiva del prof. Ezio Martuscelli, che ha magistralmente svolto la sua funzione di relatore, il prof. Conte ha dettagliatamente illustrato le fasi preparatorie e quelle conclusive dell’ultima, vittoriosa battaglia, mettendo in evidenza il fatto che, dopo la disastrosa disfatta di Caporetto, la scelta strategica adottata dal Comando Supremo di attestarsi sulla linea del fiume Piave, adottando una tattica difensiva, si rivelò una mossa vincente per le sorti della partecipazione italiana al promo conflitto mondiale. Un conflitto –ha sottolineato il prof. Conte- in cui, nella maggior parte dei casi, gli eserciti che adottarono una strategia difensiva finirono per avere la meglio su quelli che si logorarono in inutili, sanguinosissime battaglie offensive, così come accadde sul fronte occidentale, dove le truppe franco-inglesi, già prima dell’intervento americano, resistettero vittoriosamente alle molteplici offensive sferrate per buona parte della guerra dall’esercito tedesco.

Egli ha ricordato anche che, dopo Caporetto, quando la disfatta finale sembrava imminente, alcune migliorie portate alla condizioni di vita dei combattenti in prima linea (rancio di migliore qualità e più abbondante, licenze più frequenti, aumento ancorché modesto della paga) contribuirono a risollevare il morale dei soldati, mentre si costituì per la prima volta tra le forze politiche di varia provenienza, comprese quelle neutraliste, quella “union sacrée” che risvegliò un sentimento dell’amor patrio di stampo autenticamente risorgimentale.

L’Italia –ha proseguito il prof. Conte- superò in modo insperato quella tremenda prova, anche se la vittoria, i cui aspetti e meriti militari vennero ingigantiti dalla propaganda governativa ufficiale, ringalluzzì i movimenti e i partiti nazionalistici e accesamente interventisti, i quali pretendevano il rispetto assoluto di quanto era stato concordato con Francia e Inghilterra al tempo del Patto di Londra in termini di ingrandimenti territoriali. Poiché ciò non fu, almeno in parte, possibile per l’opposizione del Presidente degli Stati Uniti d’America Wilson, che difendeva il principio dell’autodeterminazione dei popoli, nacque e si diffuse tra l’opinione pubblica ad opera di dette forze il mito della cosiddetta “vittoria mutilata”, che segnò, insieme ad altre cause di ordine sociale ed economico, il tramonto della vecchia classe dirigente liberale, l’inizio della crisi della fragile democrazia parlamentare italiana e creò le premesse per l’avvento del fascismo.

Terminata la conferenza del prof. Alfonso Conte tra gli applausi del pubblico presente, ha preso la parola il prof. Ezio Martuscelli, il quale, a nome di tutti i soci dell’Associazione “Progetto Centola”, ha presentato e illustrato il il calendario iconografico 2019, di cui l’Associazione ha curato la stampa dedicandolo ai caduti centolesi nella grande guerra.

Il calendario –egli ha sottolineato- vuole essere la testimonianza vivente del sangue versato da numerosi combattenti del capoluogo e delle frazioni, tra i quali non pochi contadini semianalfabeti o analfabeti del tutto, che hanno sacrificato la loro vita senza sapere bene in nome di quali ideali si stavano immolando. Nelle varie pagine del calendario –ha ancora aggiunto il prof. Martuscelli- sono riportate parecchie foto che li ritraggono quasi sempre in divisa, alcune anche con familiari o commilitoni, cartoline postali inviate alla famiglia dalle zone di guerra, attestati di onorificenze ottenute a seguito di atti di eroismo compiuti in combattimento, documenti d’identità personale: una ricca e preziosa documentazione gentilmente fornita da tante famiglie del territorio comunale, che ha reso possibile la predisposizione di detto calendario.

Al termine del suo intervento, che ha chiuso i lavori della serata, il prof. Ezio Martuscelli è stato calorosamente applaudito.

Nel chiudere queste brevi note di cronaca sulla manifestazione conclusiva del lungo ciclo di eventi culturali dedicati a celebrare la ricorrenza del centenario della grande guerra, è doveroso rimarcare l’importanza della presenza a Centola del Museo delle Testimonianze e della Memoria, il cui allestimento nel corso degli anni è stato reso possibile grazie all’impegno profuso dai soci dell’Associazione “Progetto Centola”, in modo particolare dal suo Presidente, e dalla disponibilità dimostrata da tanti concittadini nel fornire oggetti, attrezzi e documenti di ogni tipo. Il Museo attualmente rappresenta la memoria storica di tutto il comune di Centola; i vari ambienti di cui esso si compone offrono un ampio quadro di vicende e momenti della storia degli ultimi due secoli e del patrimonio artistico-culturale presente sul territorio centolese.

Molto ben curata è soprattutto la sezione dedicata alla civiltà contadina per la ricca presenza di oggetti, arredi, strumenti e attrezzi di lavoro dell’epoca; ma assai interessante è pure quella che, soprattutto attraverso varie foto anche d’epoca, mostra edifici religiosi, campanili, vecchi palazzi gentilizi, ruderi di castelli risalenti al Medioevo, suggestivi angoli dei centri storici del capoluogo e delle frazioni.

Mi piace chiudere la presente, sintetica cronaca dell’evento del 4 novembre scorso con l’augurio, già formulato dall’amico Ezio, che il Museo comunale delle Testimonianze e della Memoria possa rappresentare nel tempo un punto di riferimento per ricerche e approfondimenti storico-culturali da parte di tutte le scolaresche degli istituti scolastici del circondario.

 

Ferdinando De Luca