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Venerdì, 30 Agosto, a Centola, in Piazza del Rosario, alle ore 21,00

l’Associazione “PROGETTO CENTOLA”, in collaborazione con la Biblioteca Comunale, ha presentato il libro

IL PINOCCHIO DI CARLO COLLODI

E le sue riscritture in Italia e Inghilterra

di Elena Paruolo

PROGRAMMA

SALUTI
Carmelo Stanziola, Sindaco del Comune di Centola
Ezio Martuscelli, Presidente Ass. Progetto Centola

Introduce e modera:

Melania Santarcangelo

INTERVENTI
Pasquale De Cristoforo
Francesco Scianni
Elena Paruolo (Autrice del libro)

Libri rari su Pinocchio saranno esposti a cura di Francesco Scianni.
Brani saranno letti da Maria Rosaria Lo Schiavo
Si assisterà alla proiezione di brevi filmati da Disney, Comencini e spettacoli teatrali.

Con il Patrocinio morale del Comune di Centola.

Perché parlare di Pinocchio oggi?

Perché parlare ancora di Pinocchio oggi? Perché il testo originale di Carlo Collodi, scritto negli anni del Post-Risorgimento e della unità d’Italia (1861), pubblicato nel 1881-83, e ancor più le numerose riscritture (letterarie – teatrali- cinematografiche, iconografiche) che su di esso si basano, invitano a riflettere su temi di grande attualità quali l’infanzia, il desiderio di paternità, la genitorialità, la diversità, il senso della legalità, l’illusione di facili guadagni, la violenza sui bambini e sugli animali, il problema dell’identità, e così via.
La presentazione del mio libro – Elena Paruolo Il Pinocchio di Carlo Collodi e le sue riscritture in Italia e Inghilterra (Aracne, Roma, 2017) – che prende in esame sia il testo originale di Collodi sia sue numerose riscritture (in lingua italiana e inglese) aiutando il lettore a districarsi nel mondo solo apparentemente semplice del burattino più famoso al mondo, è stata occasione dell’evento, promosso dall’Associazione “Progetto Centola” in collaborazione con la Biblioteca Comunale di Centola, svoltosi a Centola, in Piazza del Rosario, venerdi 30 agosto 2019. Erano presenti il Presidente dell’Associazione “Progetto Centola”, prof. Ezio Martuscelli, il Sindaco del Comune di Centola, Carmelo Stanziola, l’Assessore alla cultura Maria Dimasi, i relatori: la prof.ssa Elena Paruolo (autrice del volume), il regista e attore Pasquale De Cristofaro, l’architetto Francesco Scianni. Ad introdurre e coordinare è stata la prof.ssa Melania Santarcangelo.
I lavori si sono svolti alla presenza di un pubblico – numeroso ed attento – che aveva al suo interno anche dei bambini, in una atmosfera quasi magica dovuta anche alla bellezza del luogo.

Esordisce il Presidente Martuscelli che ringrazia il Sindaco Stanziola, l’Assessore, i relatori e tutti gli intervenuti, e passa subito la parola all’Assessore la quale porta i saluti istituzionali, ringrazia gli intervenuti, e plaude alle iniziative culturali del “Progetto Centola” augurandosi che siano sempre più di livello. Martuscelli passa poi la parola alla coordinatrice e moderatrice prof.ssa Santarcangelo e i lavori iniziano.
Santarcangelo introduce l’argomento. Il volume della Paruolo, sottolinea, trae il suo essere da una “bambinata” che ha superato i confini della lingua e delle nazioni. In un’epoca storica in cui vengono banditi i “guazzabugli di streghe e di spettri dei romantici nordici in nome della ragione e della religione”, le Avventure di Pinocchio presentano elementi reali che coesistono con elementi magici. Il testo della Paruolo è un testo di studio e di ricerca e dunque un testo scientifico ma anche una lettura godibile. È diviso in tre parti. La Prima si sofferma sul Pinocchio di Collodi. La Seconda prende in esame alcune sue riscritture canoniche quali i Pinocchio teatrali di Carmelo Bene, letterari di Luigi Compagnone, cinematografici di Disney e Comencini. La Terza Parte, attraversando lo stretto della Manica, affronta la problematica della ricezione di Pinocchio in Inghilterra: il Pinocchio di Collodi è stato tradotto per la prima volta proprio in lingua inglese, nel 1892, e successivamente in più di 80 lingue; ma, diventando uno dei testi più tradotti al mondo, è diventato anche, di volta in volta, un libro diverso, in Inghilterra, con un protagonista più vicino agli eroi della letteratura per l’infanzia inglese.
Santarcangelo, nella sua veste di coordinatrice, dopo avere sottolineato la natura del Pinocchio di Collodi quale romanzo adatto ai lettori di tutte le età, pone alcune domande all’autrice del volume. Le chiede innanzitutto di soffermarsi sulla figura di Carlo Collodi e sull’Italia nella quale è vissuto ed ha operato.

Paruolo risponde osservando che Carlo Collodi è un nome d’arte. Lo scrittore, creatore di Pinocchio, in realtà si chiamava Carlo Lorenzini. Lo pseudonimo Collodi lo ha derivato dal paese natio della madre con la quale aveva un rapporto privilegiato. Collodi era figlio di una domestica e di un cuoco che lavoravano presso le famiglie dei marchesi Garzoni e Ginori e poté studiare grazie all’aiuto di quest’ultimo. Partecipò alla I e alla II guerra d’indipendenza perché credeva nel progetto di un’Italia unita ma fu subito disilluso dopo la proclamazione del Regno d’Italia nel 1861 soprattutto per la eccessiva piemontizzazione del paese. L’Italia in cui visse era un paese povero, arretrato rispetto agli altri paesi europei, in cui su 25 milioni di abitanti solo quattrocentomila avevano il diritto di voto, l’analfabetismo era molto alto, e a parlare l’italiano era una minoranza poiché la maggior parte parlava il dialetto. Dopo le leggi che decretarono l’istruzione elementare obbligatoria e gratuita, Collodi scrisse numerosi testi scolastici con i quali rivoluzionò la seriosa pedagogia del tempo, mirando non solo ad istruire ma anche a divertire gli scolari. Aveva 55 anni quando gli fu chiesto di scrivere un racconto a puntate da pubblicare nel “Giornale per i bambini”. E così nacque Pinocchio.
A questo punto Maria Rosaria Lo Schiavo legge dal Pinocchio di Collodi la pagina che racconta di come il burattino, truffato dal Gatto e dalla Volpe, venga messo in prigione innocentemente e di come lasci la prigione solo dopo avere detto al carceriere di essere anche lui un malandrino.
Interviene Santarcangelo che sottolinea la contemporaneità dei temi trattati da Collodi e chiede all’autrice di approfondire le caratteristiche del testo. Alla domanda Paruolo risponde che Pinocchio è un libro per adulti come dimostra ad esempio l’episodio che vede il burattino in prigione (una denuncia del sistema giudiziario da parte del suo autore); o l’episodio in cui Pinocchio accetta di seppellire i suoi quattro zecchini d’oro col desiderio e convincimento di trovare, il giorno dopo, un albero carico di zecchini (episodio che allude al desiderio oggi diffuso di facili guadagni). Pinocchio – però – è anche “un libro per bambini e sui bambini”. Collodi-Lorenzini, scapolo impenitente, “popolano, fiorentino, geniale, dallo spirito bizzarro” dimostra di sapere come sono fatti i bambini, come parlano, come pensano. Pinocchio è curioso, vuole giocare, divertirsi, agisce senza riflettere, confonde fantasia e realtà, non vuole prendere le medicine, non vuole mangiare le bucce, è crudele come quando ammazza il Grillo parlante, è disubbidiente, bugiardo, ma è anche allegro, vitale, affettuoso, a volte eroico come quando vuole salvare Arlecchino dal fuoco o il padre dalle onde del mare. Insomma si comporta proprio come tutti i bambini. E poi è una marionetta – non un burattino! – e il romanzo che lo vede protagonista vuole divertire i bambini proprio come fa il teatro dei burattini e delle marionette. Pinocchio è modellato sul “ragazzo di strada” e sul “ragazzo conformista” e “perbene”. Sebbene l’autore propagandi il “ragazzo per bene” si sente che le sue simpatie vanno al “ragazzo di strada”. Pinocchio è un diverso. Ha una doppia natura, è burattino e ragazzo, a dimostrare la complessità dell’essere umano.
Dopo la proiezione di due brevi filmati da Disney (1940) e Comencini (1972), Santarcangelo riflette sulla diversità dell’ambientazione delle due scene che narrano lo stesso episodio, cioè la creazione del burattino, e Paruolo osserva che si tratta di due riscritture cinematografiche del testo di Collodi che offrono due nuove interpretazioni del romanzo. Disney stravolge completamente il testo originale. I due grandi rimossi nel suo cartoon sono l’italianità e la povertà. La scena dell’uccisione del Grillo Parlante scompare, anzi il Grillo – che Disney chiama Jiminy Cricket – non solo viene risparmiato, ma diventa un personaggio a sé stante. Senza di lui Pinocchio sarebbe perso. Da parte sua, Comencini offre una visione molto realistica della Toscana post-Risorgimentale. Al centro dell’attenzione del regista c’è il problema dell’infanzia povera, ma anche dell’infanzia vista quale unico momento di libertà dell’individuo. Comencini fa diventare Pinocchio un bambino da subito. E – costruendo un racconto a storie parallele – segue, non solo le avventure di Pinocchio, ma anche quelle di Geppetto.
Viene quindi proiettato un breve filmato che mostra Pinocchio a teatro. Trattasi di una riduzione del DVD – opera di Gianni Caliendo – allegato al volume di Paruolo.
La coordinatrice Santarcangelo, dopo avere introdotto una delle riduzioni teatrali presente nel filmato ed averne messo in risalto il riferimento ad un tema molto importante quale la diversità e l’accettazione dell’altro, chiede a De Cristofaro, autore di questa riduzione, di parlarne. Il regista osserva che la sua riscrittura di Pinocchio (1999) è basata sulla Ballata di Pinocchio (1980) dello scrittore napoletano Luigi Compagnone che, nelle sue tre riscritture di Pinocchio, dà una lettura alquanto eversiva del testo di Collodi: libro complesso, profondo, pericoloso, rischioso, inafferrabile come inafferrabile è l’infanzia. E fa notare che (richiamando gli stessi elementi di inquietudine e di velato pessimismo che si ritrovano in Compagnone) – nel finale del suo spettacolo – lui rappresenta un Pinocchio – marionetta senza fili – appeso a dei fili, cioè a regole e briglie mentre “precipita” nell’età adulta fatta di menzogne, false verità e ipocrisia. De Cristofaro precisa anche che a portarlo verso Pinocchio è stato anche il fatto che Pinocchio è un corpo marionetta, il che gli ha permesso di riagganciarsi alla grande utopia, alla grande libertà espressiva delle avanguardie (futurismo, espressionismo, dadaismo…) del primo Novecento che avevano rotto la “barriera del naturalismo” (il canone naturalista) prendendo come bersaglio il corpo naturale, a favore del corpo macchina, marionetta, per marcare così la distanza tra i linguaggi artistici e la vita reale.
A questo punto Santarcangelo, cogliendo la somiglianza tra Pinocchio e la figura dello scugnizzo napoletano che ha dato vita ad alcune traduzioni del Pinocchio di Collodi in dialetto napoletano, anche in rima, dà la parola a Francesco Scianni appassionato di Pinocchio e di Lorenzini che da anni raccoglie testi di e su Pinocchio. Scianni ricorda come Le avventure sia un romanzo che si presta a molteplici interpretazioni che vedono nel testo ora un manuale pedagogico ora una parabola massonica ora un capolavoro teologico. E come la storia di Pinocchio abbia anche affascinato tutti i più importanti illustratori e pittori che da fine Ottocento ad ora l’hanno illustrata e continuano ad illustrarla. All’origine dell’indiscusso capolavoro c’è il suo autore Carlo Lorenzini, nato e morto a Firenze, forse massone, che sicuramente ha celato in Pinocchio messaggi della sua visione della vita, influenzata dai cambiamenti storici in atto. Scianni sottolinea poi come con la sua piccola mostra allestita in occasione della serata, con parte della sua personale biblioteca su Pinocchio, ha cercato di mettere in risalto l’interesse che tanti grandi artisti hanno avuto per Pinocchio, da quelli storici come Mazzanti, Chiostri, Mussino, passando da Jacovitti, Vinicio Berti, fino ai nostri giorni con Pinter, De Pascalis, Nespolo, e le contrapposte interpretazioni come quella massonica di Marco Rocchi e quella teologica del cardinale Biffi.
Alla richiesta di Santarcangelo se ci sono domande nel pubblico viene offerta una riflessione che forse sarebbe stato meglio se Pinocchio fosse rimasto un burattino, non fosse mai diventato un ragazzo!
Paruolo conclude dicendo che l’attualità di Pinocchio è dimostrata anche da nuove sue riscritture in corso:
– quella ad opera del regista Matteo Garrone, in cui Roberto Benigni (che ha già interpretato Pinocchio nel suo film del 2002) vestirà i panni di Geppetto: il film uscirà nelle sale italiane il 25 dicembre.
– quella di Guillermo Del Toro che sta lavorando a un Pinocchio per Netflix.
– e la versione live action della fiaba, messa in programma dalla Disney, con Tom Hanks che dovrebbe vestire i panni di Geppetto.
Prende infine la parola il Sindaco Stanziola che ringrazia il Presidente Martuscelli, l’Assessore, i relatori e quanti sono intervenuti. Ringrazia la prof.ssa Paruolo per le tante emozioni che il suo volume è stato in grado di suscitare. Ringrazia tutti i relatori per la chiarezza delle loro esposizioni che hanno consentito di apprendere tante cose su un personaggio così complesso come è Pinocchio. Ringrazia Martuscelli per l’evento da lui organizzato ricordando come questa manifestazione e le altre che ci sono state e ci saranno in tutto il mese di settembre rispondano alla necessità di far sì che la politica affianchi la cultura, si indirizzi verso la cultura, e come la sua presenza alle varie manifestazioni sia proprio frutto di rispetto, amore e convinzione dell’importanza della cultura. Ricorda anche come sia importante per i giovani ascoltare cose che riguardano il passato perché dal passato possono venire fuori dei valori; e come anche i turisti in visita mostrino di gradire i vari eventi culturali organizzati e sponsorizzati dal Comune di Centola.

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