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Ezio Martuscelli mi ha amichevolmente chiesto una breve recensione di questo libro, forse perchè soddisfatto della mia recensione del suo libro precedente “La cuginanza”. Era stato facile per me evidenziare l’afflato emotivo, la nostalgia densa e corale degli anni centolesi narrati nella “Cuginanza”. Apparentemente meno immediato appariva il compito questa volta.

A fronte cioè di un’opera multiforme quale è “Il vino del territorio di Centola. Storia, Miti e Tradizioni”. Ma solo apparentemente… Perchè anche in questo lavoro il fil rouge, la musica di sottofondo in una ricerca storico scientifica e ambientale è la passione con cui Ezio Martuscelli affronta tutto quello che si riferisce a Centola e al suo territorio. Nel tempo e nello spazio. E il tempo si dilata dalla protostoria degli Enotri a questi anni del XXI^ secolo, lo spazio è quello di tutte le frazioni del territorio di Centola, ma insieme di tutte le sue vallate, i suoi fiumi, i golfi e i recessi dell’interno. E la promessa del sottotitolo – Storia, Miti e Tradizioni – viene mantenuta.

La storia della vitivinicoltura (e cultura) nel territorio centolese si dipana, quindi, attraverso i millenni, davvero, dal citato mondo pre-greco, alla fase mitica e storica della Magna Grecia, e poi romana, medievale, cinquecentesca, fino a ben oltre la fine del mondo feudale e delle baronie, e il cambiare delle dominazioni, fino alla realtà italiana negli anni del Regno e poi della Repubblica, fino a oggi e, in trasparenza, all’immediato domani. Per ogni fase, per ogni svolta storico-sociale, lo sviluppo o la decadenza della vitivinicoltura è dettagliata, rapportata alla natura del territorio e allo stato dei commerci e delle vie di comunicazione (via mare – dagli approdi costieri di Palinuro per secoli e secoli, poi ancheviaterra nei decenni più recenti).

E la diffusione del vino di “Centula” presso la Corte di Napoli e più su presso il mondo papalino di Roma. E poi i grandi eventi sociali, l’emigrazione di fine ‘800 e inizio XX^ secolo, le due Guerre mondiali con lo spopolamento dei paesi e l’abbandono di terre e vigneti. Fino agli attuali, timidi ma incoraggianti tentativi di ripresa, spesso amatoriali ma su basi rigorose e appassionate di chi vuole ridare vita alle colture vinicole di un tempo e ai vitigni eredità condivisa e ricordo strettamente familiare per molti.

Un libro dunque ben strutturato nelle sue parti: specificità del territorio (dagli approdi ai fiumi alle vie di penetrazione verso l’interno, alla natura dei suoli), rilevanti eventi storici, dettagliati e arricchiti da fotografie preziose e immagini significative, la storia secolare specifica del vino di Centola, con ricchezza di mappe e di testimonianze anche sorprendenti di notevole impatto, fino auna panoramica delle attività vitivinicole in sviluppo in questi anni.

Ciascuna parte documentata con rigore e completezza, in una narrazione che attraverso i filari del territorio vede scorrere le storie di generazioni e generazioni e, in trasparenza, la Storia più ampia di un mondo greco-bizantino che diventa latino e romano, e poi dominio di casate spagnole e francesi, e poi del Regno d’Italia e fino a noi, come si è detto, ricordando il ruolo essenziale dei monaci benedettini e basiliani…. Per ciascuna fase descritta, tutta la documentazione disponibile concorre ad arricchirel’informazione, dal reperto archeologico agli strumenti quotidiani dilavorazione e produzione del vino, dai mosaici romani alle miniature del XIV^ secolo, dai poemi del XVI secolo (B. Rota) alle Mappe Aragonesi. E con dettagli di cronaca “minuta”, già apprezzati nel libro di F. Barra, si rivivono momenti di svolta nella vita di chi ci ha preceduti in questa parte di Cilento.

Un volume arricchito da tanta arte figurativa che gareggia con le preziose fotografie in bianco e nero di persone e luoghi, persone soprattutto, nel procurare insieme documentazione ed emozioni.

La passione scientifica e divulgativa di Ezio Martuscelli vira al mondo delle emozioni personali e private quando il libro arriva a descrivere gli anni della seconda metà del secolo scorso, quelli della citata “Cuginanza”, con il ricreare colori, profumi e suoni della “Festa di Fine Estate”, culmine pagano di mesi di dura preparazione dei terreni e dei vigneti. E l’elencazione dettagliata delle famiglie che tentano il rilancio dei vigneti autoctoni e dei vini cilentani, lungi dall’essere unarchivio o un registro, comunica il giusto orgoglio di chi rivive gli sforzi dei propri antenati anche recenti e dà rinnovata visibilità, attraverso le etichette, ai vini (di nuovo) prodotti in questi territori, con i nomi di fondi ed aree – da Foria alla Molpa – che si erano perduti per sempre.

Concludendo l’excursus storico ambientale con la cronaca dei nosti giorni: il recente Convegno di Foria (Novebre 2018)“Centula vinorum” che ha visto l’inserimento di Centola tra le Città del vino. La premessa, viene auspicato, di una più solida ripresa delle attività vitivinicole in questa area, che dia ai giovani una prospettiva lavorativa e di radicamento sul territorio: una bella dimostrazione di futuro creato dalla eredità del passato. Fuor di retorica.

Un libro, dunque, di sicuro riferimento tecnico-scientifico (si percepisce la familiarità dell’Autore con le descrizioni chimico fisiche di prodotti ed elementi), ma insieme storico-geografico e sociale. Un contributo culturale in senso ampio alla ri-scoperta di un altro tassello del mondo produttivo e di vita di chi ci ha preceduto su queste terre. Il finale del libro merita la citazione letterale, nel suo auspicio di veder nuovamente, in questa fase dell’ “Avventura del vino di Centola attraverso i secoli”, verdeggiare di vigneti le colline e le valli del Lambro e del Mingardo, nel territorio tutto di Centola.

 

Andrea Luise

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