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L’ASSOCIAZIONE STORICA CULTURALE, “PROGETTO CENTOLA”, MERCOLEDÌ 30 OTTOBRE 2019, PRESSO L’AULA CONSILIARE DEL COMUNE DI CENTOLA, HA PRESENTATO IL CALENDARIO 2020 DEDICATO A “ARTIGIANI E ANTICHI MESTIERI” DEL COMUNE DI CENTOLA.
CON LA PUBBLICAZIONE DI QUESTO CALENDARIO, SI E’ INTENSO PORRE L’ACCENTO SU COME IL SAPERE, ALLA BASE DELLE ATTIVITÀ ARTIGIANALI, SIA UN “BENE CULTURALE IMMATERIALE” DA CONSERVARE NELLA MEMORIA E PORTARE A CONOSCENZA DEI GIOVANI, AFFINCHÉ LO TRASMETTANO A QUELLI CHE SEGUIRANNO.
IMMAGINI CHE RIPRODUCONO SIA LA COPERTINA E LA QUARTA DI COPERTINA DEL CALENDARIO SIA MOMENTI QUALIFICANTI DELL’EVENTO SONO POSTATE NELLA PRESENTE PAGINA. DI SEGUITO È RIPORTATO L’ARTICOLO DI ANDREA LUISE COMMENTO DELL’EVENTO CHE HA VISTO LA PRESENTAZIONE DEL CALENDARIO

Associazione Progetto Centola

Presentazione del Calendario 2020

Centola, 30 Ottobre 2019

di Andrea Luise

Il futuro che si occupa del passato. L’ossimoro felice di un calendario (il futuro, immediato) che si occupa degli antichi mestieri a Centola (il passato, immediato e più remoto). Mestieri e quindi artigiani, persone vissute a Centola e nelle sue frazioni nell’arco del secolo scorso e rivissute stasera nelle parole di figlie o nipoti o altri testimoni diretti.
Sei interventi, sei testimonianze su artigiani di un tempo – persone per sempre – perlopiù familiari ma non solo. Testimonianze diverse accomunate dalla nostalgia. Diverso il modo di presentare i ricordi : l’ emozione della figlia che ricorda il padre sarto, l’estrema vivacità e vividezza di chi fa rivivere due persone/personaggi del vissuto collettivo degli anni 50-60 del secolo scorso. E ancora il ricordo austero del nonno fabbro, quello altrettanto affettuoso di entrambi i nonni – macellaio storico uno, guardia comunale l’altro. Il vento il mare la luce che hanno inondato la sala consiliare nel breve intenso poetico intervento del pescatore palinurese. L’approccio sociale e la visione corale, infine, nel ricordo del padre calzolaio ciabattino scarparo.
Storie di vita, compresi naturalmente accenni alla morte: l’ onesto becchino e la gente che si apriva a onda al suo passaggio, i vestiti per l’addio con le tasche cucite…
Una Spoon River più serena che triste, magari con aspetti di malinconia privata e nostalgia corale.
Tutto mentre scorrevano immagini dei falegnami di quegli anni nei vari paesi del Comune, e un video prezioso, l’ introduzione del Presidente dell’ Associazione, la presentazione della Serata, le conclusioni del Sindaco, la poesia finale.
Mi fermo qui con le mie valutazioni emozionali.
Segue un breve Resoconto, doveroso nei confronti dei protagonisti e, credo, utile a chi non ha potuto essere presente oltre che a mantenere la memoria degli eventi.

 

La Serata : resoconto

Nell’ Aula Consiliare del Comune lo scorso 30 Ottobre l’Associazione Progetto Centola ha presentato il Calendario 2020 dedicato ad Artigiani e antichi mestieri del territorio comunale. Obiettivo dichiarato sottolineare come “il sapere alla base delle attività artigianali sia un bene culturale immateriale da conservare e trasmettere”.
Giustamente orgoglioso, il Presidente dell’AssociazioneProgetto Centola, Ezio Martuscelli, ha sottolineato come questo sia il 7° Calendario storico-culturale realizzato dall’Associazione, aggiungendo che se si mettessero insieme le immagini e i testi dei sette calendari, e le preziose foto centenarie, si avrebbe un libro pressochè completo su Centola e le sue frazioni : conoscendo Martuscelli, credo che il libro si farà….
Il Presidente ha ringraziato in particolare Carmelo Marrazzo, gli sponsor (Fattoria Albamarina, Agriturismo Casa Giusta e Supermercato Decò) e il Comune di Centola.

Raffaele Riccio ha curato il bel video introduttivo sull’artigianato nel Cilento, arricchito da due ricordi personali: Biagio il ristrutturatore che divideva la birra col suo mulo e il buon becchino, citato prima, che la mattina si recava “al lavoro” attraversando la piazza, dove la gente si apriva a ventaglio al suo passaggio…
Carmelo Marrazzo ha introdotto le sei testimonianze su cui si è basata la Serata.

La prima è stata fornita da Maria Di Masi, delegata alla cultura del Comune, nel ruolo stasera di figlia del sarto Carmelo Di Masi : un imprenditore che installò a Centola la prima lavanderia industriale e le luminarie per le feste. Il racconto di Maria Di Masi ha alternato emozionati ricordi personali di eventi privati ad osservazioni più corali. Tra i primi l’orgoglio con cui lei bambina, messa alla prova con vestitini sulle fiabe per un Carnevale, ricevette l’apprezzamento della zia Peppa (sarta anch’essa) con le parole “I figli dei gatti acchiappano i topi”: parole che la fecero sentire parte e continuatrice di una famiglia di sarti da quattro generazioni, attivi tra Centola e l’America. Tra le osservazioni pù corali : la sartoria come luogo di aggregazione, gli apprendisti che “imparavano con gli occhi”, il rispetto dei ruoli, la stima e la fiducia. Le botteghe, ha concluso Maria Di Masi, possono raccontare la storia di un paese.
Ed è lo spirito di questa ennesima realizzazione del Progetto Centola.

Cambio di “registro” (termine adatto a un maestro…) con Gerardo Luise nel modo di presentare, ma stessa rispettosa nostalgia – sentimento che “non è nè infelicità nè tristezza”.Gerardo Luise, poeta vernacolare e non solo, ha rievocato due personaggi della sua (e nostra) infanzia : Carmelo Guglielmelli detto “Futtifora” l’ultimo banditore, e Carmelo Cerullo barbiere e sarto e artista suonatore poliedrico autodidatta. Gerardo Luise ha reso loro omaggio leggendo (dalla sua raccolta “Chiddi ‘r na vota”) due poesie in cilentano dedicate ai due e al mondo della loro età. Ma dire che ha “letto” sarebbe riduttivo : ha interpretato – vissuto – le due storie facendo partecipare i presenti alla rievocazione della voce del suono della tromba della cantilena del banditore (dalle movenze di un “pinguino sorridente”), così come dell’ironia e della “paterna” comprensione del barbiere nei confronti del bambino e la gassosa… Ha fatto rivivere con vividezza eventi minimi ma indelebili e formativi di vite lontane e di giovinezza eterna.
Ma ha anche concluso, in prosa, con l’invito a dedicare attenzione non solo al passato (come egregiamente fa da anni il Progetto Centola) ma anche al presente e al futuro del paese: condivido in pieno.

Ancora un radicale cambio di stile nel successivo intervento. Sabatino Echer – poeta e profondo conoscitore della vita di Sanseverino – ha rievocato con sobrietà di linguaggio unita a sincera ammirazione la vita e le opere del nonno, suo omonimo, fabbro a Sanseverino, attivo nel Borgo ora abbandonato. Pur non avendolo conosciuto, Echer – insieme alla storia della sua famiglia (giunta a Sanseverino dall’Austria attraverso l’Abruzzo) – ha dato cenni nitidi di questo fabbro arrivato per i lavori della ferrovia e rimasto per sempre, dedito a produrre oggetti indispensabili ai lavori agricoli allora predominanti : aratri, zappe, chiodi. La presentazione è stata accompagnata da una fotografia del 1913 realizzata nel Palazzo Baronale di Sanseverino : significativo documento storico di per sè.

Due i nonni ricordati da Giancarlo Natale : Baldovino (Balduino) storico “macellaio di carattere” e Salvatore Valente il bonario “Turo la guardia”. Entrambi attivi nella piazza nuova di Centola. Natale ha ricostruito insieme alla figura del nonno Baldovino- macellaio anche in guerra, in Etiopia – il lavoro del macellaio in quegli anni, lavoro antichissimo che – in assenza di frigoriferi – richiedeva accordi preventivi con chi doveva acquistare la carne macellata, a volte, lì in piazza. E la cultura allora dominante del non spreco..
Il nonno Salvatore, unica guardia comunale per lunghi anni nella metà del secolo scorso, dotato di frustino per il decoro della piazza, ricordato anche per la piccionaia in muratura edificata nella piazza centrale di Centola.

Il mare di Palinuro, il cielo stellato, il vento sono stati evocati da Domenico Scarpati “Totoccio”, il pescatore dalla comunicazione garbata, ritrosa e insieme intensamente poetica (“il vento il loro motore, le stelle il loro orologio”…). Scarpati ha ricordato la realtà dei pescatori di Palinuro, “artigiani del mare” per secoli e ancora negli anni rievocati stasera. Il rapporto totalizzante con il proprio mestiere, le reti da ricucire a mano, continuamente, la Sciabica (nome arabo, spiega Totoccio) e la Menaica (nome greco), le notti intere a tirarle a riva – lavoro necessariamente collettivo – con le stelle a fare da orologio: lo “Stellone” (Stella polare) a indicare l’1 di notte, i “tre fratelli” le stelle a est (sopra Marina di Camerota) ad indicare le 4 del mattino e Albachiara, l’aurora dell’ultima tirata di sciabica. E l’alternanza tra le reti di Antonio Rinaldi e quelle di Amendola e il riflesso della guerra (la II^ Guerra Mondiale) che con la partenza dei giovani obbligò i pescatori rimasti, gli anziani, a rinunciare alla Sciabica – troppo faticosa – per la “Sciabichedda” la versione ridotta e più adatta alle loro forze ridotte.

Di nuovo “su a Centola”, di nuovo in piazza, con l’ultima testimonianza, quella di Maria Teresa Scianni. Maestra, presentata come organizzatrice di eventi “cristiani e laici” (è anche Presidente della Associazione Anni Lucenti), ha privilegiato la valenza sociale nella sua testimonianza sul padre Giuseppe,“Mastu Peppe” il calzolaio. Maria Teresa Scianni ha dunque tenuto a freno il ribollire delle sue emozioni private e familiari di bambina (inevitabilmente e giustamente presenti tuttavia in tante loro sfumature, compreso il sorriso) rievocando l’istintivo “mutuo soccorso” tra artigiani, l’etica del debito da saldare, e il ruolo della piazza centrale di Centola (che diventa l’allegoria della Piazza universale, utopica) : “uno spazio inclusivo e che dà sicurezza” (senso di protezione percepito da bambina, radicato a vita nel profondo). E sono riemersi, con la figura di Giuseppe Scianni, contadino che decide di farsi artigiano, le mutazioni del tessuto sociale di quegli anni a Centola. E tornano le figure appena ricordate come il macellaio Balduino, vicino di bottega e “soccorritore economico”, e altre mai dimenticate : Vincenzo il barbiere (Vincenzo Fersula) lì in piazza, Filomena la gelataia (Filomena Cusati) e i “discepoli” (apprendisti) di ogni bottega. E le visite reciproche tra i protagonisti della vita e delle attività in piazza, l’ “inclusione” nelle botteghe : il tessuto sociale visibile, quasi tangibile. E ancora i rituali della colazione (ancora contadina), l’aiuto obbligato al lavoro nei campi, gli aneddoti di un apprendista sugli “scherzi da chiodi”. La conclusione, sull’artigianato a Centola negli anni ’50 che fa cambiare l’aspetto della società, da contadina a mista con l’accelerazione rappresentata dall’arrivo del Club Med anche per gli artigiani che lo vissero come la possibilità di un futuro diversificato.

Nel suo saluto il Sindaco, Carmelo Stanziola, ha rinnovato il suo consueto convinto plauso all’Associazione Progetto Centola. Reduce da un incontro a Paestum sul turismo e la Rete dei Borghi della Memoria, con Centola capofila di 14 Comuni campani, ha riepilogato gli interventi di stasera vedendo nel ricordo dei mestieri il ricordo di chi non c’è più, ricordo reso ancora più significativo dall’approssimarsi del 2 Novembre. Il Sindaco ha espresso apprezzamento per il mio forte legamecon le radici cilentane, nonostante la vita lavorativa trascorsa lontano, citando i versi sulla “terra e il mare” dal mio ultimo libro di poesie “Omaggio al Cilento”, del quale ha auspicato la presentazione a Centola. Stanziola, nel ricordare lavori e iniziative in corso, ha concluso definendo le Associazioni un valore aggiunto nella vita della Comunità.

Maria Rosaria Lo Schiavo ha chiuso la Serata leggendo, con la conosciuta partecipazione, una mia poesia – ispirata a un racconto di M. T. Scianni e intitolata, molto opportunamente, “Com’era bella la mia gente”.

Com’era bella la mia gente

Zoccoli di somari
sulle pietre del paese
Voci di adulti riempono
l’aria del mattino.
Nonni e bambini
soli in paese,
in attesa
Le madri e i padri
fuori, tra i campi.
Bimbi nelle ceste
sotto gli alberi di ulivo
o sulle pietre levigate
del fiume
Ricordo l’azzurro del cielo,
tra le foglie
verdi degli ulivi
ricordo il fruscio dell’acqua del fiume,
appena sotto alla mia cesta.
La vita
che comincia
al canto
delle madri.
Com’era bella la mia gente.

Andrea LUISE

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