{"id":2832,"date":"2018-06-14T15:26:05","date_gmt":"2018-06-14T15:26:05","guid":{"rendered":"http:\/\/centolabeniculturali.it\/progettocentola\/?p=2832"},"modified":"2018-06-14T15:29:58","modified_gmt":"2018-06-14T15:29:58","slug":"storia-di-un-territorio-di-f-barra-larticolo-di-andrea-luise","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/centolabeniculturali.it\/progettocentola\/in-evidenza\/storia-di-un-territorio-di-f-barra-larticolo-di-andrea-luise\/","title":{"rendered":"Storia di un Territorio di F. Barra, l&#8217;articolo di Andrea Luise"},"content":{"rendered":"<p><em>Il 2 giugno 2018, nell&#8217;ambito della Settima della Cultura 2018 (27\/03 &#8211; 03\/06), presso l&#8217;Aula Consiliare del Comune di Centola, \u00e8 stato presentato il volume &#8220;Storia di un territorio&#8221; di Francesco Barra.<\/em><\/p>\n<p><em>Andrea Luise ha riportato, in uno splendido articolo che vi riproponiamo qui di seguito, le sue impressioni e considerazioni a riguardo:<\/em><\/p>\n<p>Un libro \u201c<em>che veicola le emozioni di questo territorio<\/em>\u201d. Questa la definizione pi\u00f9 efficace del libro del Prof. Francesco Barra, presentato a Centola il 2 giugno 2018.Un libro presentato nella Sala consiliare del Comune di Centola, in quanto inserito nella Settimana della Cultura 2018, curata appunto dal Comune. Ma un libro lungamente atteso dalla Associazione Progetto Centola, in quanto totalmente in linea con la sua filosofia di recupero della memoria storica del territorio del Comune di Centola. E se il titolo \u201cStoria di un territorio\u201d \u00e8 esplicativo, il sottotitolo \u201cPalinuro, Molpa, San Severino, Foria, Centola\u201d non solo ne dettaglia l\u2019ambito, ma stabilisce gi\u00e0 una sorta di gerarchia storico-contenutistica.<\/p>\n<p>Un volume che ricostruisce la storia di una parte significativa del Cilento meridionale dall\u2019antichit\u00e0 pi\u00f9 remota sino al Decennio francese (1806-1815), con protagonisti la baronia di Sanseverino \u2013 dalla casata normanna dei Morra a don Sancio de Leyva, Camillo Porzio, e i Pappacoda, principi di Centola. La storia socio-religiosa si incentra sulla Abbazia di S. Maria di Centola.<\/p>\n<p>Un libro e un evento che meritavano certo una maggiore partecipazione la sera del 2 giugno e una presentazione meno \u201ccompressa\u201d da eventi precedenti e successivi. Una presentazione, tuttavia, utile a invitare ad una lettura accurata di un testo da considerare indispensabile nella biblioteca storica del territorio e nella biblioteca personale di chiunque voglia comprendere gli eventi cilentani in una cornice ben strutturata.<\/p>\n<p>Quello che segue \u00e8 un Resoconto dettagliato della Serata. Intenzionalmente non un articolo dello scrivente solo sulle proprie impressioni, ma una descrizione oggettiva \u2013 a beneficio anche di chi non era presente &#8211; di come i Responsabili della Settimana della Cultura (Comune di Centola e Associazione Progetto Centola), il Rettore dell\u2019Universit\u00e0 di Salerno, i Relatori e l\u2019Autore del libro hanno voluto presentare un\u2019 opera che andr\u00e0 ovviamente letta (studiata) da quanti sono interessati o magari lo saranno grazie a quanto scritto qui di seguito.<\/p>\n<p><strong>Resoconto della Presentazione<\/strong><\/p>\n<p><strong>Ezio Martuscelli,<\/strong> Presidente della Associazione Progetto Centola, Associazione che ha intensamente collaborato con il Comune in questa Settimana della Cultura ormai quasi al termine, ha presentato la serata sottolineando la proficua collaborazione con l\u2019Universit\u00e0 di Salerno, all\u2019interno di una pi\u00f9 ampia collaborazione Universit\u00e0 \/ territorio nel cui ambito propone borse di studio per studenti locali al fine di studiare la storia del territorio e svolgere ricerche correlate. Martuscelli ha ricordato la tesi di laurea che Antonio d\u2019Angelo discusse con il prof. Barra nel 2000 e il Convegno del 2016 sui Principi Pappacoda come riferimento per il lavoro presentato stasera. Il Presidente del Progetto Centola ha poi \u201cillustrato\u201d \u2013 quasi con affetto &#8211; il territorio con i suoi due fiumi, gli approdi, il porto di Palinuro riparato dai venti di scirocco, il porto della Molpa riparato dai venti settentrionali. Ha indicato infine una immagine molto suggestiva della ricostruzione del Castello della Molpa, definendo il libro ottimo \u2013 senza mezzi termini.<\/p>\n<p><strong>Il Sindaco di Centola<\/strong>, Carmelo Stanziola, ha sottolineato a sua volta l\u2019ampiezza e la validit\u00e0 della collaborazione con l\u2019Universit\u00e0 di Salerno, spiegando il ruolo pi\u00f9 significativo che Centola sta assumendo anche grazie al progetto Universit\u00e0 &#8211; territorio. Stanziola ha sentitamente ringraziato Martuscelli e la Consigliera Di Masi per l\u2019intenso lavoro di preparazione e svolgimento dei numerosi eventi della settimana della Cultura.<\/p>\n<p>Il ruolo dell\u2019Universit\u00e0 di Salerno e di Napoli nei progetti citati e nello specifico di questa serata, \u00e8 stato evidenziato dalla presenza del Rettore dell\u2019Universit\u00e0 di Salerno, naturalmente dall\u2019Autore del libro, e dai due relatori, docenti rispettivamente della Universit\u00e0 di Salerno e dell\u2019Universit\u00e0 di Napoli (ma con provenienza salernitana).<\/p>\n<p>Un <em>parterre<\/em> di Docenti Universitari di Storia, a introdurre un libro che, come si \u00e8 detto in apertura, rappresenta ora un punto di riferimento nella storia locale.<\/p>\n<p>\u201c<em>Al Sud si pu\u00f2 fare<\/em>\u201d : cos\u00ec ha esordito con giustificato orgoglio il Magnifico Rettore dell\u2019Universit\u00e0 di Salerno, Prof. Aurelio Tommasetti. Dopo aver espresso apprezzamento al collega Barra per aver parlato in modo unitario del territorio centolese, il Rettore ha espresso soddisfazione per la collaborazione con il Comune di Centola e in generale per l\u2019intenso rapporto tra l\u2019Universit\u00e0 di Salerno e il territorio. Ha, infine, sottolineato la grande capacit\u00e0 di attrazione per gli studenti e la crescita impetuosa dei campus salernitani.<\/p>\n<p><strong>Il primo Relatore<\/strong> \u00e8 stato il prof. Giuseppe Cirillo, dell\u2019Universit\u00e0 di Napoli, gi\u00e0 attivo nel citato Convegno sui Principi Pappacoda. Cirillo ha esordito facendo notare come gi\u00e0 il titolo del libro sia significativo, e come sia da considerare fondamentale usare un territorio in modo paradigmatico, con comparazioni. Cirillo ha definito il libro lo studio di una baronia medievale con insediamenti ecclesiastici (basiliani), una fase di pre feudalesimo normanno. Ha apprezzato l\u2019 architettura del libro attenta ai caratteri originali del territorio (evidenziati prima da Martuscelli) : morfologia, sistema di fortificazioni, e ancora il ruolo centrale dell\u2019Abbazia, la mole di fonti utilizzate da Barra \u2013 ad es. presso la Biblioteca Apostolica Vaticana. Cirillo ha toccato rapidamente la storia degli insediamenti ecclesiastici (basiliani, italo-greci, in aree abbandonate, tra VIII^ e X^ secolo) &#8211; insediamenti che giunsero a rappresentare un terzo di tutte le comunit\u00e0 nel sud -e poi quella della baronia di San Severino.<\/p>\n<p>In modo suggestivo Cirillo ha rievocato la concentrazione di Santi ed Icone, tra zone longobarde e bizantine, riferendosi a momenti importanti per la religione e per le comunit\u00e0 e ricorrendo ad elementi comparativi : seguendo una metodologia storiografica consolidata, ha citato elementi-chiave anche sorprendenti, ossia non solo l\u2019ulivo pisciottano, gli ingegneri idraulici, i vini dell\u2019area, ma anche \u2013ad es. \u2013 evidenziando come l\u2019allevamento dei maiali in epoca longobarda abbia richiesto e quindi comportato l\u2019importazione di un diverso tipo di quercia dall\u2019oriente&#8230; Cirillo ha sottolineato ancora il Paesaggio Vegetale nel Territorio, riconosciuto dall\u2019UNESCO.<\/p>\n<p>Il Relatore ha riconosciuto che si tratta di un territorio da sempre problematico, poco fertile, soggetto ad incursioni barbaresche che spinsero le popolazioni verso l\u2019interno. E ancora la presenza di militari spagnoli e corsari barbareschi a Palinuro, il conseguente e necessario sistema di difesa \u201cpassiva\u201d messo su dagli Asburgo (Torri di avvistamento da Napoli alla Calabria). Come asserzione conclusiva del suo contributo, Cirillo ha affermato che i Pappacoda e i de Leyda hanno dato l\u2019impronta al territorio qui esaminato.<\/p>\n<p><strong>Il secondo Relatore<\/strong> \u00e8 stato il prof. Carmine Pinto, dell\u2019Universit\u00e0 di Salerno. In un approccio di sintesi delle indicazioni e risultanze del libro del collega Barra, libro che per Pinto pu\u00f2 dare molte prospettive, il Relatore ha sottolineato l\u2019esigenza di lavorare sul territorio anche per favorire la ricerca locale. Come studioso \u201ccontemporaneista\u201d della storia medievale, Pinto ha indicato tre risultanze del libro <u>: la marginalit\u00e0 secolare<\/u> di questo territorio (riscattata per molti versi nei tempi recenti), <u>i \u201cmotori<\/u>\u201d del mondo feudale qui evidenziati, estendibili a tutte le realt\u00e0 similari (Chiesa \u2013 meccanismi di trasmissione della propriet\u00e0 \u2013conflitti politici, e infine <u>lo scontro sistematico<\/u> tra le Amministrazioni e la baronia. Pinto ha sottolineato come, ad esempio, la Rendita agraria (o fondiaria), obiettivo e casus di riferimento (motore del conflitto politico nella persistenza sociale) si riproponga ciclicamente, con variazioni. Gli eventi descritti nel libro, ha aggiunto, avvengono sul palcoscenico della grande Storia, quella degli scontri epocali tra Cristianit\u00e0 e mondo Islamico, quella dei Corsari e della pirateria mediterranea. Il libro di Barra, ha continuato, esamina il territorio fino alla fine del regno di Napoli, descrivendo come Palinuro giunga alla \u201cmodernit\u00e0\u201d brutalmente portatavi dai napoleonici, con alcune esperienze religiose seguite fino all\u2019800 e l\u2019evidenza della vischiosit\u00e0 delle strutture sociali. Il prof. Pinto ha concluso il suo intervento indicando i tre punti per lui riassuntivi del libro di Barra: \u00e8 il lavoro di un Accademico che dialoga col territorio \u2013 \u00e8 l\u2019affresco di una realt\u00e0 feudale \u2013 la modernit\u00e0 esaminata porta manifestamente con s\u00e9 l\u2019eredit\u00e0 del passato regime.<\/p>\n<p>A completare la presentazione, ha quindi preso la parola <strong>l\u2019Autore<\/strong> del libro. Il prof. Barra ha desiderato esordire raccontando la genesi del libro, dal primo \u201cincontro\u201d con Palinuro nell\u2019 Agosto del fatidico 1968 \u2013 incontro evidentemente di grande impatto emotivo e personale\u2013 con i successivi rapporti di amicizia con la famiglia di Antonio e Teresa Lupo; a seguire il periodo del servizio militare a Napoli con la frequentazione della biblioteca di storia patria, con lo studio dei documenti di Ferdinando Gorgeri sull\u2019 Abbazia centolese e il grande interesse che Barra prov\u00f2 da subito per il suo ruolo e destino. Nel 2016, infine, il Convegno sui Principi Pappacoda organizzato dal Progetto Centola, determin\u00f2 lo stimolo definitivo per il libro. Barra ha poi descritto le difficolt\u00e0 enormi per il suo studio di documentazione, soprattutto a causa della distruzione dell\u2019Archivio di Napoli nel tragico 1943, con la perdita degli Atti dei Processi antichi dal \u2018400 alla fine del \u2018700. Le ricerche proseguirono a lungo presso l\u2019Archivio di Stato a Napoli, come sopravvissuto e inventariato, ad esempio con la ricostruzione di 8 volumi di manoscritti sui processi \u201csopravvissuti\u201d, importanti per la Baronia di S. Severino. A questa fase preliminare segu\u00ec quella di organizzazione dei documenti, con le loro molteplici suggestioni e possibili chiavi di lettura, dal bosco sacro della Bruca visto come potenzialmente finalizzato all\u2019economia della zona, alla pi\u00f9 antica moneta (la PAL-MOL) riportante il legame tra cinghiale e bosco sacro. Tra le risultanze e descrizioni del proprio libro Barra indica una Palinuro antica come realt\u00e0 gravitante verso la Molpa (per la natura del suolo e per il porto canale) a differenza della Palinuro successiva, l\u2019identit\u00e0 tra il Cenotafio di Palinuro e S. Nicodemo, il Monastero basiliano ora chiesa di Palinuro. Barra arriva a conclusioni anche difformi da quelle consolidate localmente, ad esempio definendo l\u2019Abbazia di S. Maria di Centola come benedettina e non come Monastero basiliano, ricordandone la distruzione da parte dei Saraceni e le successive donazioni (1086) del Principe di Sanseverino alla nuova Abbazia, una donazione normanna. In altri termini, un contesto latino e benedettino si aggiunge ad una realt\u00e0 greca e basiliana (stimolanti queste immagini di sintesi storico culturali!). Barra ha continuato affermando che la Parrocchia nacque come realt\u00e0 non territoriale ma personale, riferendosi poi alla rapacit\u00e0 e violenza dei Morra, alla fase della Controriforma che non poteva tollerare un\u2019Abbazia con poteri episcopali da parte di un laico, fino alla creazione della Palinuro \u201cmoderna\u201d da parte dei de Leyva\/Asburgo, al Castello della Molpa e via dicendo. In parziale disaccordo con la posizione di Pinto, l\u2019Autore ritiene che la \u201cmarginalit\u00e0\u201d del territorio sia stata s\u00ec innegabile in et\u00e0 medievale e moderna, ma non nei periodi precedenti. E ancora la presenza dei Sanseverino, l\u2019analisi di una feudalit\u00e0 oppressiva, definita da Barra una delle tragedie della storia medievale, pur in presenza di rendite feudali \u201cmiserabili\u201d (ad eccezione della tonnara di Palinuro). Per Barra \u00e8 un paradigma del fallimento storico della feudalit\u00e0, causa della non continuit\u00e0 tra era medievale e moderna. Barra ha concluso ricordando che nel suo lavoro peculiarit\u00e0 notevoli sono affiancate da tematiche pi\u00f9 generalizzabili.<\/p>\n<p><strong>Il Sindaco<\/strong> di Centola ha chiuso la Serata non solo con i ringraziamenti di rito ma sottolineando ulteriori risultati e successi della collaborazione tra Universit\u00e0, territorio e Soprintendenza, citando le iniziative di valorizzazione delle molteplici ricchezze del territorio, ad esempio del riscoperto vino di Centola (candidatura a \u201cCitt\u00e0 del vino\u201d), o ancora dello studio di ricerche archeologiche a Palinuro. Tutti risultati \u2013 ha concluso Stanziola \u2013 delle importanti sinergie tra Istituzioni.<\/p>\n<p>Infine, ad una domanda sul \u201cfilo rosso\u201d che possa definire nel tempo e nello spazio questi territori, F. Barra ha indicato la Baronia di Sanseverino, i Normanni, territorio e citt\u00e0 \u201cUniversit\u00e0\u201d e la comunit\u00e0 di interessi con un fortissimo senso di appartenenza.<\/p>\n<p>Mi piace concludere a mia volta con questo richiamo al senso di appartenenza, niente affatto in contrasto con sentimenti pi\u00f9 globalizzati, un senso di appartenenza cui questo libro dar\u00e0 certamente una cornice storica strutturata, di sicuro riferimento.<\/p>\n<p><strong>Andrea Luise<\/strong><\/p>\n<p><strong>04 giugno 2018<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 2 giugno 2018, nell&#8217;ambito della Settima della Cultura 2018 (27\/03 &#8211; 03\/06), presso l&#8217;Aula Consiliare del Comune di Centola, \u00e8 stato presentato il volume &#8220;Storia di un territorio&#8221; di Francesco Barra. 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