{"id":3214,"date":"2020-03-27T13:05:13","date_gmt":"2020-03-27T13:05:13","guid":{"rendered":"http:\/\/centolabeniculturali.it\/progettocentola\/?p=3214"},"modified":"2020-03-27T13:05:13","modified_gmt":"2020-03-27T13:05:13","slug":"donna-maria-la-figlia-del-generale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/centolabeniculturali.it\/progettocentola\/in-evidenza\/donna-maria-la-figlia-del-generale\/","title":{"rendered":"Donna Maria, la figlia del Generale"},"content":{"rendered":"<p>Per la serie &#8220;Pagine di Storia&#8221;, il Progetto Centola propone, attraverso la stupenda testimonianza di Raffaella Imbr\u00ecaco, uno spaccato storico e di vita quotidiana del tempo che ci fa conoscere la figura del Generale Imbr\u00ecaco attraverso le vicende di sua figlia, Donna Maria.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Donna Maria non era bella. Era alta, di un\u2019altezza sicuramente superiore alla media delle donne dei primi del Novecento. Aveva il naso sporgente, come nella tradizione della sua famiglia e capelli neri che portava pettinati in su, stretti in una di quelle acconciature di inizio secolo che seguivano i dettami dalla moda francese e che lasciando scoperto il viso, facevano ricadere sulla fronte solo qualche piccola ciocca Era robusta ma nonostante ci\u00f2 portava con classe gli abiti di alta sartoria che indossava quotidianamente. Nel complesso, nonostante tutto, era una donna affascinante per quel suo sguardo penetrante ed intenso che se da un lato incuteva timore, dall\u2019altro intrigava.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/centolabeniculturali.it\/progettocentola\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/gen_imbriaco_01.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-3215\" src=\"https:\/\/centolabeniculturali.it\/progettocentola\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/gen_imbriaco_01-300x275.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"275\" srcset=\"https:\/\/centolabeniculturali.it\/progettocentola\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/gen_imbriaco_01-300x275.jpg 300w, https:\/\/centolabeniculturali.it\/progettocentola\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/gen_imbriaco_01-768x703.jpg 768w, https:\/\/centolabeniculturali.it\/progettocentola\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/gen_imbriaco_01.jpg 772w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Donna Maria, nonostante avesse ricevuto un\u2019educazione molto rigida impartita sin da bambina nei migliori collegi della Capitale, aveva modi bruschi. Con quel suo piglio autoritario che certamente aveva ereditato dal padre, Generale dell\u2019esercito (figura 1), comandava a bacchetta chicchessia. Nella casa di campagna nel Cilento, dove la famiglia trascorrevai mesi estivi, aveva un suo posto riservato nel soggiorno vicino all\u2019imponente camino di pietra arenaria. Era una poltrona di velluto bordeaux, piuttosto usurata dal tempo, ma che nessuno mai osava nemmeno sfiorare per non provocare i rimbrotti di colei che l\u2019aveva ufficialmente usucapita. Era l\u00ec in quella stanzache Donna Maria trascorreva gran parte delle sue giornate estive, dedicata alle letture pi\u00f9 varie ma anche al ricamo a intaglio e a tombolo, arti per le quali aveva molto talento. Sin da piccola si era sempre distinta tra i figli del Generale, per vivacit\u00e0 e acutezza intellettuale. Eccellente a scuola, conosceva bene il francese e traduceva senza alcuno sforzo la corrispondenza che il padre riceveva da Parigi e da Montpellier.Non disdegnava la lettura dei giornali e nutriva interesse per le vicende politiche della Nazione, cosa abbastanza rara per le donne dell\u2019epoca generalmente poco avvezze a quel tipo di argomenti. La sua vera passione rimanevano comunque le riviste di moda che le giungevano periodicamente dalla Francia. Era quello un lusso che solo l\u2019alta borghesia poteva permettersi e che consentiva a quella donna, che non aveva certamente il fisico di una libellula, di farsi confezionare abiti alla moda e di essere apprezzata da tutti per la sua eleganza. Aveva un grande gusto nell\u2019abbinare gli accessori e ne era consapevole al punto da farne motivo di vanto e di altezzosit\u00e0 specialmente nei riguardi della servit\u00f9, che trattava con grande distacco. Alcune volte il padre, che le riconosceva un carattere troppo spigoloso, le raccontava allegri episodi di vita militare riguardanti i suoi sottoposti, nella maggior parte dei casi giovani ingenui ed ignoranti. In quelle circostanze Maria si lasciava andare a prorompenti risate che le facevano perdere il suo consueto autocontrollo. Allora abbandonava quella rigidit\u00e0 imposta dall\u2019etichetta e diventava un\u2019altra persona. Il Generale si compiaceva di vederla sorridere, libera dalla sua imperitura austerit\u00e0. Da quegli episodi conditi in parte dalla fantasia, che non avevano mai peraltro l\u2019intento di dileggiare le truppe, nascevano momenti di distensione che mettevano di buon umore l\u2019intera famiglia.<\/p>\n<p>Il caratteraccio della <em>signurina, <\/em>cos\u00ec la chiamavano in paese (Foria di Centola), era rinomato in tutto il circondario ed aveva oltrepassato i confini geografici del piccolo borgo dove sorgeva la bella casa della famiglia del Generale. Complice la leggera brezza delle serate estive, le sfuriate di Donna Maria erano uno degli argomenti principali delle conversazioni sull\u2019uscio, che per essere pi\u00f9 realistiche, diventavano piccole rappresentazioni teatrali eseguite con melodrammatica tensione da improvvisati attori. Si raccontava di uno spasimante molto ricco ma altrettanto tirchio, che, giunto in casa del Generale per chiedere la mano della figlia senza neanche un omaggio floreale, fosse stato cacciato in malo modo da Donna Maria in persona, infuriata come una belva. Tutti in paese la temevano e se proprio ci si doveva avvicinare a lei, lo si faceva con una buona dose di timore, dopo aver recitato almeno un Pater Noster.<\/p>\n<p>\u201cBisogna prenderla per la gola\u201d, disse un giorno una delle cameriere di casa, e aveva ragione. Donna Maria infatti amava molto il cibo e ci\u00f2 era evidente dalla sua corporatura massiccia. Andava matta per i dolci alla mandorla e per la crema al gianduia, ma non disdegnava neanche il salato. Il pollo allo spiedo era una vera passione e non mancava domenica nella quale non ve ne fosse uno sulla tavola elegantemente imbandita, contornato da patate al forno. &nbsp;Cos\u00ec anche i suoi gusti alimentari divennero oggetto di discussione in paese, tanto \u00e8 vero che, chiunque si recasse a casa del Generale non lo faceva mai a mani vuote. Da quando poi si era sparsa la voce che a <em>signurina<\/em> era golosissima di dolci, non vi era giorno che le venissero recapitate torte profumatissime, nella speranza di calmare i suoi bollenti spiriti.<\/p>\n<p>La casa di campagna possedeva un grande giardino in parte adibito a orto. Era ricco di piante ornamentali e di ulivi secolari. Uno splendido roseto completava quella meraviglia della natura. Il contadino al quale durante quel fine inverno, era stato dato l\u2019incarico di implementare gli alberi da frutta e gli ortaggi con la messa a dimora di ben 150 piantine, si chiamava Minucuccio. Per ringraziare il Generale dell\u2019incarico ricevuto, scrisse una cartolina all\u2019alto Ufficiale rientrato nella sua casa romana, nella quale diceva: \u201d<em>Ecrecio generale, io sottoscritto Minicuccio fu Alfonso, rincrazio tante per questo lavoro che mi avete dato e che spero mi aiuter\u00e0 a dare il pane alla mia familia. Vi informer\u00f2 subito appena le piantine saranno cresciuti.\u201d. <\/em>La missiva, molto stringata ma di facile comprensione, nonostante pullulasse di orrori grammaticali, giunse nelle mani di Donna Maria, che appena la lesse rimase inorridita. Quelle poche parole davano un colpo mortale alla grammatica italiana ed erano la prova di quanto fosse ignorante e bifolco quell\u2019uomo. Il Generale pur convenendone, impieg\u00f2 parecchi giorni a convincere la figlia che per fare il contadino non occorrevano necessariamente abilit\u00e0 da scrittore.<\/p>\n<p>Il tempo tra la semina e la raccolta per\u00f2 non fu per niente propizio. L\u2019inverno non voleva andar via e lasciare il posto a quella che si preannunciava una timida primavera. Fino ad aprile inoltrato fece le bizze e a testimonianza di ci\u00f2, non mancarono inaspettate e tardive nevicate che rovinarono la maggior parte dei raccolti. Trascorsi diversi mesi dalla prima, una mattina il Generale, ricevette un\u2019altra cartolina proveniente da Minicuccio. <em>\u201cEcrecio Generale, volio comunicarvi che le piantine anno preso tutte\u201d <\/em>diceva, con le consuete pecche grammaticali della precedente missiva<em>. <\/em>Il testo terminava qui, e contro ogni previsione negativa legata alle anomalie metereologiche di quel periodo, era assai rincuorante. Il Generale soddisfatto comunic\u00f2 alla famiglia la buonissima notizia.<\/p>\n<p>Porse il biglietto all\u2019incredula Maria, con una certa soddisfazione. Lei, dopo aver girato e rigirato tra le mani la cartolina, esplose in una fragorosa risata. \u201cSei sicuro Babbo? Sei sicuro che quel Minicuccio fosse la persona giusta per curare l\u2019orto? Purtroppo hai letto solo un lato della sua missiva. Ecco qui cosa mancava\u2026 Rilesse tutto d\u2019un fiato. \u201c<em>Ecrecio Generale volio comunicarvi che le piantine anno preso tutte. Una mala biata. Vostro Minicuccio fu Alfonso<\/em>\u201d. La lapidaria e sconcertante comunicazione era contenuta proprio sul lato della cartolina che il Generale non aveva letto. Il raccolto dunque, era andato completamente perduto. La rabbia dell\u2019alto Ufficiale fu presto superata anche se, nei giorni a venire non mancarono puntualii sarcastici commenti di Maria sull\u2019episodio che, prevedibilmente in poco tempo, fecero il giro del paese.<\/p>\n<p>Quando i suoi genitori morirono, <em>a signurina<\/em>, and\u00f2 a vivere a Roma a casa del fratello, noto avvocato. Quest\u2019ultimo era sposato con una nobildonna romana per la quale Maria nutr\u00ec sempre sentimenti di affetto e di gelosia. Attaccatissima al fratello, avrebbe preferito che probabilmente, neanche lui non si sposasse. Ma il matrimonio avvenuto nel periodo fascista, regolava una condizione sentimentale e sociale che il Duce non avrebbe mai tollerato, poich\u00e9 l\u2019avvocato, anch\u2019egli devoto al Fascio, rivestiva un ruolo di prestigio nella Segreteria Generale della Provincia di Roma. Cos\u00ec i tre coabitarono per diversi anni, e quella vita insieme non fu proprio un idillio. Donna Maria, non era cambiata minimamente, con l\u2019et\u00e0 poi, anche molto peggiorata. Pretendeva persino di dettar legge sulla vita sessuale dei due coniugi che, gi\u00e0 maturi, non avevano certamente bisogno di consigli sulla gestione della propria intimit\u00e0. Si spinse addirittura a consigliare alla sposa di non far stancare oltremodo il marito, visti gli importanti impegni di lavoro che doveva giornalmente affrontare.<\/p>\n<p>Era proprio insopportabile, e la convivenza con lei era diventata un vero e proprio incubo. Cos\u00ec quando l\u2019avvocato mor\u00ec, per la vedova non vi furono titubanze. La separazione dalla cognata avvenne in tempi brevissimi. Fu cos\u00ec che Donna Maria lasci\u00f2 Roma per raggiungere la sorella che viveva in Piemonte e l\u00ec trascorse gli ultimi anni della sua vita tra i ricordi di un\u2019infanzia felice, circondata dall\u2019affetto dei nipoti, che nonostante il suo proverbiale caratteraccio, la vollero bene cos\u00ec com\u2019era, fino all\u2019ultimo istante della sua lunga vita.<\/p>\n<p><em>Raffaella Imbr\u00ecaco<\/em><\/p>\n<p>(Immagini con Maria Imbr\u00ecaco sono riportate nelle figure 2 \u2013 5 sotto pubblicate)<\/p>\n\n\t\t<style>\n\t\t\t#gallery-1 {\n\t\t\t\tmargin: auto;\n\t\t\t}\n\t\t\t#gallery-1 .gallery-item {\n\t\t\t\tfloat: left;\n\t\t\t\tmargin-top: 10px;\n\t\t\t\ttext-align: center;\n\t\t\t\twidth: 50%;\n\t\t\t}\n\t\t\t#gallery-1 img {\n\t\t\t\tborder: 2px solid #cfcfcf;\n\t\t\t}\n\t\t\t#gallery-1 .gallery-caption {\n\t\t\t\tmargin-left: 0;\n\t\t\t}\n\t\t\t\/* see gallery_shortcode() in wp-includes\/media.php *\/\n\t\t<\/style>\n\t\t<div id='gallery-1' class='gallery 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