{"id":3481,"date":"2020-10-02T08:20:24","date_gmt":"2020-10-02T08:20:24","guid":{"rendered":"http:\/\/centolabeniculturali.it\/progettocentola\/?p=3481"},"modified":"2020-12-07T09:46:17","modified_gmt":"2020-12-07T09:46:17","slug":"la-viticoltura-nel-cilento-dallantichita-alleta-contemporanea-e-martuscelli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/centolabeniculturali.it\/progettocentola\/in-evidenza\/la-viticoltura-nel-cilento-dallantichita-alleta-contemporanea-e-martuscelli\/","title":{"rendered":"La viticoltura nel Cilento, dall&#8217;antichit\u00e0 all&#8217;et\u00e0 contemporanea"},"content":{"rendered":"\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-full\"><a href=\"https:\/\/centolabeniculturali.it\/progettocentola\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/vino-cilento-1a-10.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"960\" height=\"720\" src=\"https:\/\/centolabeniculturali.it\/progettocentola\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/vino-cilento-1a-10.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3491\" srcset=\"https:\/\/centolabeniculturali.it\/progettocentola\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/vino-cilento-1a-10.jpg 960w, https:\/\/centolabeniculturali.it\/progettocentola\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/vino-cilento-1a-10-300x225.jpg 300w, https:\/\/centolabeniculturali.it\/progettocentola\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/vino-cilento-1a-10-768x576.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 960px) 100vw, 960px\" \/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>L\u2019arte della coltivazione della vite e della produzione del vino risale a tempi molto lontani. La viticoltura, secondo molti storici, nasce in oriente (Anatolia, Mesopotamia, Iran, Georgia, Armenia). In Egitto la viticoltura era sviluppata gi\u00e0 nel XV secolo a. C. (fig. 1). Nello stesso periodo era praticata anche in Grecia. Furono proprio i greci a importare intorno al VII secolo a. C., in quella regione dell\u2019Italia meridionale che pass\u00f2 alla storia come \u201c<em>Magna Grecia<\/em>\u201d, sia nuovi vitigni sia pi\u00f9 appropriate tecniche di coltivazione e vinificazione.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-full\"><a href=\"https:\/\/centolabeniculturali.it\/progettocentola\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/vino-cilento-1a-01.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"960\" height=\"720\" src=\"https:\/\/centolabeniculturali.it\/progettocentola\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/vino-cilento-1a-01.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3482\" srcset=\"https:\/\/centolabeniculturali.it\/progettocentola\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/vino-cilento-1a-01.jpg 960w, https:\/\/centolabeniculturali.it\/progettocentola\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/vino-cilento-1a-01-300x225.jpg 300w, https:\/\/centolabeniculturali.it\/progettocentola\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/vino-cilento-1a-01-768x576.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 960px) 100vw, 960px\" \/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Gli eventi, che nel Cilento hanno determinato la diffusione della coltura domesticata della vite e dei processi di vinificazione, sono sotto riassunti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong><em><u>La colonizzazione da parte degli Enotri (<\/u><\/em><\/strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"15\" height=\"19\" src=\"\"><strong><em><u>XIII secolo a. C.)<\/u><\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Questo popolo, guidato da Enotro, giunse per mare dall\u2019Arcadia, regione della Grecia al centro del Peloponneso. Gli Enotri s\u2019insediarono sulle coste ioniche, golfo di Taranto, e quindi risalendo le vie fluviali tracciate dal fiume Acri e Basento, si spinsero fino all\u2019attuale Cilento e nel Vallo di Diano, dove vennero a contatto con popolazioni autoctone di origine sannitica e lucana.<\/p>\n\n\n\n<p>Gli Enotri estesero il lodo dominio in un\u2019ampia regione dell\u2019Italia meridionale (sul versante tirrenico) che comprendeva anche il Cilento, cui fu assegnato il nome di Enotria [4].<\/p>\n\n\n\n<p>&lt;<strong><em>Narrano gli antichi Greci che Italo (figlio primogenito di Enotro) fosse il re degli Enotri<\/em><\/strong><em> e che fosse stato il primo a insegnare al proprio popolo \u2026 l\u2019arte della vite e del vino \u2026 <\/em><strong><em>Con Italo gli enotri smisero di vagare \u2026 <\/em><\/strong><em>Gli antichi Greci dunque presero a chiamare <\/em><strong><em>Italia o Enotria questa terra <\/em><\/strong><strong>\u2026<\/strong>&gt; [5].<em><\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Da fonti archeologiche, letterarie e anche mitologiche si deduce che, dal secondo millennio a. C. la venuta degli Enotri determina un\u2019area (Enotria) dove si vanno a consolidare pratiche e tecniche legate alla coltura della vite e alla produzione del vino.<\/p>\n\n\n\n<p>Amedeo La Greca ricorda come gli Enotri fossero conosciuti per la loro competenza sia nella coltivazione della vite sia nella produzione del vino [2].<\/p>\n\n\n\n<p>Aniello Botti e altri in una loro pubblicazione confermano che nel Cilento la domesticazione della vite risalga a epoca antecedente all\u2019era della \u201cMagna Grecia\u201d(VIII secolo a.C.). A questo riguardo scrivono: &lt; \u2026 <em>si riteneva, qualche decennio fa: che fossero stati i Greci (i coloni che fondarono la Magna Grecia) a portare la coltura della vite in Italia. Ma recenti indagini archeobotaniche datano questa presenza in Italia gi\u00e0 nel secondo millennio a. C. Del resto, a leggere attentamente l\u2019Odissea di Omero, gi\u00e0 Polifemo, e con lui le popolazioni indigene dell\u2019Italia e della Sicilia, prima dei coloni greci producevano vino da viti selvatiche<\/em>&gt; [1].<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><a href=\"https:\/\/centolabeniculturali.it\/progettocentola\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/vino-cilento-1a-02.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"960\" height=\"720\" src=\"https:\/\/centolabeniculturali.it\/progettocentola\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/vino-cilento-1a-02.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3484\" srcset=\"https:\/\/centolabeniculturali.it\/progettocentola\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/vino-cilento-1a-02.jpg 960w, https:\/\/centolabeniculturali.it\/progettocentola\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/vino-cilento-1a-02-300x225.jpg 300w, https:\/\/centolabeniculturali.it\/progettocentola\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/vino-cilento-1a-02-768x576.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 960px) 100vw, 960px\" \/><\/a><\/figure>\n\n\n\n<p>Recenti studi fanno risalire agli Enotri i \u201c<em>Palmenti<\/em>\u201d, vasche scavate nella roccia usate per la spremitura dell\u2019uva, ritrovati anche in alcune contrade del Cilento (fig. 2). &lt;\u2026 <em>grossi tini incavati in megaliti usati un tempo come raccoglitori per la spremitura dell\u2019uva \u2026 di certo vanno allocati come cultura materiale di pregio degli Enotri<\/em>&gt; [2].<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong><em><u>La colonizzazione dei greci, la \u201cMagna Grecia\u201d (VIII secolo a. C.)<\/u><\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Tra l\u2019VIII e il VI secolo a. C., una vasta area del sud d\u2019Italia e della Sicilia, incluso le zone costiere dell\u2019attuale Cilento, fu colonizzata dai greci che vi fondarono un numero rilevante d\u2019importanti citt\u00e0. Questa regione pass\u00f2 alla storia con il nome di \u201c<em>Magna Grecia<\/em>\u201d [6].<\/p>\n\n\n\n<p>Palinuro e Molpa, secondo Amedeo La Greca, preesistenti insediamenti Enotri, gi\u00e0 alla fine del VI secolo, erano state sottoposte a Velia essendo porti di grande interesse strategico [7].<\/p>\n\n\n\n<p>Quando i Greci s\u2019insediarono nell\u2019Enotria trovarono popolazioni indigene che gi\u00e0 praticavano, anche se con metodiche molto primitive, l\u2019arte del vino. Gli ellenici importarono nel mezzogiorno d\u2019Italia, nuove e pi\u00f9 performanti tecnologie di coltivazione (a. es. la vite maritata e la potatura corta) e di trasformazione dell\u2019uva in vino. Essi inoltre introdussero pi\u00f9 appropriati vitigni di origine orientale (a. es. la <em>Vitis vinifera L.)<\/em> [8].<\/p>\n\n\n\n<p>I Greci implementarono la produzione di vino che divenne un\u2019importante merce di scambio; ebbero il merito di aver trasformato questa bevanda da semplice prodotto alimentare a uso domestico o religioso a prezioso bene ricercato sui mercati ed esportato, prevalentemente via mare, in molte regioni del Mediterraneo [ 8, 22].<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><a href=\"https:\/\/centolabeniculturali.it\/progettocentola\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/vino-cilento-1a-03.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"960\" height=\"720\" src=\"https:\/\/centolabeniculturali.it\/progettocentola\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/vino-cilento-1a-03.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3483\" srcset=\"https:\/\/centolabeniculturali.it\/progettocentola\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/vino-cilento-1a-03.jpg 960w, https:\/\/centolabeniculturali.it\/progettocentola\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/vino-cilento-1a-03-300x225.jpg 300w, https:\/\/centolabeniculturali.it\/progettocentola\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/vino-cilento-1a-03-768x576.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 960px) 100vw, 960px\" \/><\/a><\/figure>\n\n\n\n<p>La popolarit\u00e0 del vino nella Magna Grecia \u00e8 documentata dall\u2019immagine di fig. 3 [9].<\/p>\n\n\n\n<p>Circa il ruolo dei greci nello sviluppo della viticoltura nel Cilento nel riferimento [23] \u00e8 scritto: &lt;<em>i vitigni cilentani traggono la propria origine <strong>dall\u2019antica Grecia, <\/strong>infatti, i vitigni locali, introdotti a <strong>Elea <\/strong>e a<strong>Paestum<\/strong><\/em><strong> <\/strong><em>dagli antichi colonizzatori greci, trovano nella natura argillosa &#8211; calcarea del terreno e nel clima della zona le condizioni per esprimere al meglio la propria personalit\u00e0<\/em>&gt; [23].<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong><em><u>L\u2019Era dei romani in Magna Grecia e nel Cilento<\/u><\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>La conquista di Taranto (272 d. C.) decret\u00f2 la fine dell&#8217;autonomia delle citt\u00e0 della Magna Grecia, che pertanto entrarono nell&#8217;orbita di Roma. Con i romani le terre a sud del fiume Sele, comprendenti anche il Cilento, andarono a costituire una regione chiamata Lucania. L\u2019insediamento dei romani nelle regioni della Magna Grecia port\u00f2 a un miglioramento delle pratiche sia di coltura della vite sia delle tecniche di vinificazione, che rimarranno, essenzialmente, inalterati fino al XVIII secolo: furono gettate le basi per la moderna enologia. La produzione di vino e la sua commercializzazione subirono un fortissimo impulso: il vino diviene un importante bene di consumo [11].<\/p>\n\n\n\n<p>Tra le innovazioni pi\u00f9 rilevanti, introdotte dai romani, si ricordano le seguenti:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-normal-font-size\"><strong><em>1. La realizzazione delle prime \u201cville rustiche\u201d dove sono accentrati frantoi, palmenti, mulini, magazzini e impianti di trasformazione per la produzione di olio, vino e farine.<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>&lt;<em>La villa <\/em><em>rustica<\/em><em> <\/em><em>in origine era sostanzialmente il nucleo di un&#8217;azienda agraria a conduzione familiare, dove era prodotto ci\u00f2 che era necessario al sostentamento. Col passare degli anni e l&#8217;accrescersi della potenza di Roma, che a ogni conquista trasferiva in Italia centinaia di migliaia di schiavi \u2026, le ville rustiche si fecero sempre pi\u00f9 grandi \u2026<\/em><em> e la produzione agricola divent\u00f2 un&#8217;attivit\u00e0 il cui scopo non era pi\u00f9 semplicemente quello di sfamare il padrone, ma anche e soprattutto di vendere i prodotti in eccesso anche su mercati lontani<\/em>&gt; [18].<\/p>\n\n\n\n<p>In queste fattorie la pigiatura era effettuata prima all\u2019aperto in vasche di pietra (palmenti) e poi in un locale chiamato \u201c<em>calcatorium<\/em>\u201d in cui le uve erano schiacciate con i piedi, in tini di legno, dai \u201c<em>calcatores<\/em>\u201d (fig. 4) [19].<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><a href=\"https:\/\/centolabeniculturali.it\/progettocentola\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/vino-cilento-1a-04.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"960\" height=\"720\" src=\"https:\/\/centolabeniculturali.it\/progettocentola\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/vino-cilento-1a-04.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3485\" srcset=\"https:\/\/centolabeniculturali.it\/progettocentola\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/vino-cilento-1a-04.jpg 960w, https:\/\/centolabeniculturali.it\/progettocentola\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/vino-cilento-1a-04-300x225.jpg 300w, https:\/\/centolabeniculturali.it\/progettocentola\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/vino-cilento-1a-04-768x576.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 960px) 100vw, 960px\" \/><\/a><\/figure>\n\n\n\n<p><strong><em>2. La pressatura delle vinacce (residui della pigiatura dell\u2019uva) mediante torchi a leva e a vite.<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>&lt;<em>La diffusa commercializzazione del vino in tutto l&#8217;impero porta alla necessit\u00e0 di razionalizzare e addirittura a disciplinare il prodotto, sia nella produzione sia nella compravendita. Di pari passo si sviluppano le macchine necessarie nel processo di produzione e in speciale modo i cosiddetti torchi vinari <\/em>(figg. 5 e 6)&gt; [19].<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-gallery columns-2 is-cropped wp-block-gallery-1 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex\"><ul class=\"blocks-gallery-grid\"><li class=\"blocks-gallery-item\"><figure><a href=\"https:\/\/centolabeniculturali.it\/progettocentola\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/vino-cilento-1a-05.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"960\" height=\"720\" src=\"https:\/\/centolabeniculturali.it\/progettocentola\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/vino-cilento-1a-05.jpg\" alt=\"\" data-id=\"3486\" data-full-url=\"https:\/\/centolabeniculturali.it\/progettocentola\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/vino-cilento-1a-05.jpg\" data-link=\"https:\/\/centolabeniculturali.it\/progettocentola\/?attachment_id=3486\" class=\"wp-image-3486\" srcset=\"https:\/\/centolabeniculturali.it\/progettocentola\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/vino-cilento-1a-05.jpg 960w, https:\/\/centolabeniculturali.it\/progettocentola\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/vino-cilento-1a-05-300x225.jpg 300w, https:\/\/centolabeniculturali.it\/progettocentola\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/vino-cilento-1a-05-768x576.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 960px) 100vw, 960px\" \/><\/a><\/figure><\/li><li class=\"blocks-gallery-item\"><figure><a href=\"https:\/\/centolabeniculturali.it\/progettocentola\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/vino-cilento-1a-06.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"960\" height=\"720\" src=\"https:\/\/centolabeniculturali.it\/progettocentola\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/vino-cilento-1a-06.jpg\" alt=\"\" data-id=\"3487\" data-full-url=\"https:\/\/centolabeniculturali.it\/progettocentola\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/vino-cilento-1a-06.jpg\" data-link=\"https:\/\/centolabeniculturali.it\/progettocentola\/?attachment_id=3487\" class=\"wp-image-3487\" srcset=\"https:\/\/centolabeniculturali.it\/progettocentola\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/vino-cilento-1a-06.jpg 960w, https:\/\/centolabeniculturali.it\/progettocentola\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/vino-cilento-1a-06-300x225.jpg 300w, https:\/\/centolabeniculturali.it\/progettocentola\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/vino-cilento-1a-06-768x576.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 960px) 100vw, 960px\" \/><\/a><\/figure><\/li><\/ul><\/figure>\n\n\n\n<p>Solo in seguito furono introdotti i torchi a vite, mossi a mano, del tipo di quello mostrato nella fig. 7 [21].<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><a href=\"https:\/\/centolabeniculturali.it\/progettocentola\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/vino-cilento-1a-07.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"960\" height=\"720\" src=\"https:\/\/centolabeniculturali.it\/progettocentola\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/vino-cilento-1a-07.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3488\" srcset=\"https:\/\/centolabeniculturali.it\/progettocentola\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/vino-cilento-1a-07.jpg 960w, https:\/\/centolabeniculturali.it\/progettocentola\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/vino-cilento-1a-07-300x225.jpg 300w, https:\/\/centolabeniculturali.it\/progettocentola\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/vino-cilento-1a-07-768x576.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 960px) 100vw, 960px\" \/><\/a><\/figure>\n\n\n\n<p>I torchi vinari avevano la funzione di sottoporre a torchiatura le vinacce, ci\u00f2 che rimane dell\u2019uva pigiata dopo che ne \u00e8 stato separato il mosto (graspi, bucce, vinaccioli). Il succo ottenuto era di solito unito al mosto, oppure era utilizzato per produrre l\u2019aceto che all\u2019epoca era non solo impiegato nella cucina ma anche nella conservazione di molti alimenti.<\/p>\n\n\n\n<p>Vincenzo Gatti nelle sue \u201c<em>Memorie statistiche\u201d \u2026 in Principato Citeriore (1814)\u201d<\/em> nel descrivere la costruzione di un rudimentale torchio a leva per vinacce, asserisce che questi tipi di torchio erano ancora di uso comune in molte contrade del Cilento nei primi decenni del secolo XIX[28<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019esemplare di torchio vinario a vite, rappresentato nella fig. 7, era comunemente usato nel Cilento e quindi anche a Centola fino agli anni \u201c50-60 del secolo scorso [21, 22].<\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>3. La sostituzione dei <\/em><\/strong><strong><em>contenitori di terracotta con botti e barili di legno.<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Per il trasporto del vino, prima dell\u2019introduzione dei contenitori di legno, era impiegata &lt;<em>l\u2019<strong>anfora<\/strong>, un grosso contenitore di terracotta dotato di collo stretto e lungo, che poteva essere chiuso con tappi di terracotta o di sughero, di corpo capiente, con due solide anse contrapposte per la presa e di un puntale d&#8217;appoggio. Tale forma \u2026 era \u2026 dettata dalla necessit\u00e0 di facilitare lo stivaggio all&#8217;interno delle navi \u2026 Erano impermeabilizzate internamente con resine aromatizzanti<\/em>&gt; (fig. 8) [24].<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><a href=\"https:\/\/centolabeniculturali.it\/progettocentola\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/vino-cilento-1a-08.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"960\" height=\"720\" src=\"https:\/\/centolabeniculturali.it\/progettocentola\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/vino-cilento-1a-08.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3489\" srcset=\"https:\/\/centolabeniculturali.it\/progettocentola\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/vino-cilento-1a-08.jpg 960w, https:\/\/centolabeniculturali.it\/progettocentola\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/vino-cilento-1a-08-300x225.jpg 300w, https:\/\/centolabeniculturali.it\/progettocentola\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/vino-cilento-1a-08-768x576.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 960px) 100vw, 960px\" \/><\/a><\/figure>\n\n\n\n<p>I contenitori di legno, barili e botti, di varie dimensioni, sostituirono quelli in terracotta per le loro specifiche caratteristiche: leggerezza, basso costo di produzione, resistenza all\u2019urto, e maggiore adattabilit\u00e0 al trasporto del vino e di altri liquidi, anche solidi, sia via mare sia su carri oppure a dorso di mulo o asino.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019introduzione di questi contenitori facilit\u00f2 di molto la commercializzazione del vino. Sembra che i popoli celti siano stati i primi a usare le botti nella conservazione del vino [25].<\/p>\n\n\n\n<p>La tecnologia per la fabbricazione delle botti si espanse in tutta Europa e ben presto fu acquisita anche dai romani. Marco Porcio Catone, detto l\u2019Uticense (95 &#8211; 46 a. C.), politico romano e questore, pronipote di Catone il Censore, cos\u00ec descrive la costruzione di questi manufatti: &lt;<em>Lega le botti di legno di quercia con il piombo e fasciale con tralci di vite secca, poi introduci nelle fessure del mastice fatto di cera, resina e zolfo sciolti sul fuoco e ai quali aggiungerai gesso per renderlo denso e con esso spalma anche le botti<\/em>&gt; [26].<em><\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Le caratteristiche delle botti sono citate anche da Strabone, storico e geografo di origine greca (64 &#8211; 24 d. C.) e da Plinio, il quale ultimo &lt;<em>raccomanda di prestare attenzione nella loro pulizia poich\u00e9 era alto il rischio di asfissia<\/em>&gt; [26]. All\u2019epoca sembra che il legno maggiormente usato fosse quello di quercia. L\u2019utilizzo di botti o barili da parte dei romani \u00e8 documentato dalla scena di trasporto che si osserva sulla colonna marmorea eretta a Roma nel 113 d. C. in onore di Traiano, per celebrare le sue vittoriose campagne in Dacia, attuale Romania [27].<\/p>\n\n\n\n<p>Nel 1596 Andrea Bacci, autore di diversi scritti sul vino, descrive la pigiatura e la fermentazione all\u2019interno di grossi tini di legno<em> &lt;fabbricati con quercia o altro legno robusto<\/em>&gt; [26].<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong><em><u>Il monachesimo di rito latino e greco \u2013 bizantino. Le grandi Abazie\/Monasteri nel Cilento<\/u><\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Dopo la caduta dell\u2019Impero romano d\u2019occidente, fissata dagli storici nel 476 d. C. quando Odoacre depose l\u2019ultimo imperatore, Romolo Augustolo, e a seguito della guerra tra Goti e Bizantini (535-553), s\u2019insediarono nell\u2019Italia meridionale e anche nel Cilento le prime comunit\u00e0 di monaci di rito greco bizantino, comunemente chiamati \u201cBasiliani\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Biagio Cappelli scrive: &lt;<em>Il primo afflusso \u2026 Basiliano penso che abbia seguito di pari passo le armate condotte da Belisario e da Narsete contro i goti ariani in una guerra \u2026 che aveva un carattere religioso. \u2026<\/em>&gt; [31].<\/p>\n\n\n\n<p>Un pi\u00f9 massiccio afflusso di monaci di rito greco bizantino si ebbe a verificare dalla prima met\u00e0 del secolo VIII. Questi religiosi fuggivano per sottrarsi alla persecuzione iconoclasta intentata dall\u2019imperatore bizantino Leone III Isaurico [32]. &lt; \u2026 <em>al periodo iconoclasta sembra doversi attribuire la formazione delle cittadelle ascetiche del Mercurion e di monte Bulgheria (anche detto monte Cellerano)&gt; <\/em>[31].<\/p>\n\n\n\n<p>Lo sviluppo del monachesimo basiliano e quello di rito latino, proprio dei \u201cBenedettini\u201d, portarono, nel Cilento, alla costruzione di abazie o monasteri di rilevante interesse.<\/p>\n\n\n\n<p>Lasciti da parte di ricche e nobili famiglie contribuirono a incrementare i patrimoni immobiliari dei monasteri che si arricchirono di vasti possedimenti. E\u2019 ampiamente documentato che alcune grandi abazie siano state fondate ex novo a seguito di cospicue donazioni da parte d\u2019importanti feudatari.<\/p>\n\n\n\n<p>Secondo Francesco Barra, l\u2019Abazia di Santa Maria di Centola rientra in quest\u2019ultima categoria. &lt;<em>\u2026 Il primo documento in cui essa \u00e8 ricordata risale al 1086, quando il normanno Ruggero Sanseverino, signore dell\u2019omonima baronia, esegu\u00ec a suo beneficio una ricca donazione \u2026 La rilevanza stessa della donazione e la mancanza di riferimenti antecedenti all\u2019abazia fanno pensare a una fondazione ex novo, avvenuta di recente \u2026 Sembra inoltre che dovrebbe trattarsi di una fondazione latina benedettina finalizzata, secondo la tipica prassi della politica religiosa dei Normanni, a controbilanciare la massiccia presenza basiliana nella zona<\/em>&gt; [17].<\/p>\n\n\n\n<p>Il monachesimo introdusse nel Cilento profonde innovazioni sia nel campo delle pratiche agricole sia nell\u2019artigianato sia nelle costruzioni e nell\u2019assistenza medica. Nuovi criteri furono adottati per uno sfruttamento pi\u00f9 razionale e produttivo dei terreni e per un loro risanamento. Tutto ci\u00f2 port\u00f2 all\u2019incremento della produzione di grano, vino e olio [31]. I monaci, impegnati in una missione non solo religiosa, ma anche di natura sociale ed economica, adottarono una politica di sviluppo del territorio dando in concessione ai contadini della loro zona terre incolte con l\u2019obiettivo di renderli fertili impiantando uliveti, vigneti, frutteti, favorendo la seminagione del grano e del pascolo. Tra l\u2019altro furono diffuse nuove forme di coltivazione e di trasformazione dei prodotti derivanti dalla coltivazione delle terre e dalla pastorizia, edificando altres\u00ec strutture simili alle fattorie dei romani.<\/p>\n\n\n\n<p>Anche la vitivinicoltura, nel Cilento, fu ulteriormente migliorata rispetto al livello qualitativo e quantitativo di epoca romana [1].<\/p>\n\n\n\n<p>Riguardo a quanto sopra nel riferimento [13] \u00e8 scritto:<\/p>\n\n\n\n<p><em>&lt;Cambiava, a questo punto, profondamente la figura del monaco che da asceta diveniva elemento attivo nel tessuto sociale delle campagne cilentane. Venivano ridotte a coltura, grazie alla loro opera, zone selvose e sterpose, altre erano dissodate, altre ancora adibite a piantagioni e, cosa pi\u00f9 importante, autentici villaggi agricoli erano da essi costruiti nel circuito agrario del cenobio&gt;.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Molti paesi del Cilento ebbero la loro origine e\/o crebbero a seguito di un processo di \u201c<em>incellulamento<\/em>\u201d (simile per certi versi a quello dell\u2019<em>incastellamento<\/em>) accanto ai monasteri viciniori; \u00e8 probabile che questo sia stato il caso di Centola [14]. Ai monaci basiliani si deve l\u2019introduzione di pregiati vitigni, che contribuirono a esaltare la qualit\u00e0 del vino prodotto nel Cilento. Essi inoltre badarono a favorirne la coltivazione attraverso una paziente e laboriosa opera di terrazzamento, fondamentale in aree collinose come quelle del territorio centolese [17]. Non \u00e8 azzardato affermare che nel medioevo e in et\u00e0 moderna la vitivinicoltura, nel Cilento, progredisce anche per la presenza di abbazie e monasteri. Monaci e frati &lt;<em>\u2026 grazie alle mura delle abbazie e all\u2019uso liturgico fanno sopravvivere la cultura dell\u2019enologia.<\/em> <em>Le botti sono prodotte nelle officine, dove laboriosi monaci perfezionano la loro costruzione<\/em>&gt; [26].<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong><em>Gli accadimenti in et\u00e0 contemporanea<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Vincenzo Gatti, riguardo all\u2019anno 1814, a proposito del vino in Principato Citeriore scrive: &lt;<em>Gli abitanti di tali circondari sono ghiotti di vino, che vi si trova eccellente \u2026 La fermentazione dei vini si fa senza alcuna regola; ma con tutto ci\u00f2 molto di raro si sbaglia. La vendemmia si pratica al giusto maturo dell\u2019uva. Non si conosce nessuna mistura per accomodare i vini. Desideriamo che questa ignoranza continuasse<\/em>&gt; [28].<\/p>\n\n\n\n<p>Dal testo del Gatti si ricavano informazioni utili anche alla conoscenza delle pratiche secondo cui nei primi decenni dell\u2019Ottocento si provvedeva alla coltivazione delle viti e alla vinificazione. &lt;<em>\u2026 La coltura delle viti si fa mediocremente: non si ha la cura di scegliere le uve nella vendemmia. Con tal metodo riuscirebbero meglio i vini, che pur senza la scelta delle uve riescono forti e di un gusto squisito. Le uve si pestano dagli uomini dentro tinacci coi loro piedi \u2026. I vini non si travasano giammai. Quando hanno fermentato nei tinacci si trasportano su i somari entro gli otri di capra <\/em>(fig. 9). <em>Questo sistema molto pregiudica cos\u00ec per la fortezza, che per il gusto dei vini, che ci\u00f2 nonostante riescono buoni &#8230; Nel vendemmiare l\u2019uve non si separano affatto, non avendosi nemmeno l\u2019attenzione di scegliere quelle immature e fraccide&gt;<\/em> [28].<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><a href=\"https:\/\/centolabeniculturali.it\/progettocentola\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/vino-cilento-1a-09.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"960\" height=\"720\" src=\"https:\/\/centolabeniculturali.it\/progettocentola\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/vino-cilento-1a-09.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3490\" srcset=\"https:\/\/centolabeniculturali.it\/progettocentola\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/vino-cilento-1a-09.jpg 960w, https:\/\/centolabeniculturali.it\/progettocentola\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/vino-cilento-1a-09-300x225.jpg 300w, https:\/\/centolabeniculturali.it\/progettocentola\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/vino-cilento-1a-09-768x576.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 960px) 100vw, 960px\" \/><\/a><\/figure>\n\n\n\n<p>Il Gatti pur mettendo in risalto i difetti delle pratiche usate nelle contrade del Cilento non pu\u00f2 non rilevare che comunque i vini prodotti fossero di buona qualit\u00e0 e spessore.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel Cilento la viticoltura tra alti e bassi prosper\u00f2, il vino prodotto, attraverso vie marittime e terrestri era esportato e commercializzato sia in Italia sia in paesi esteri. Questo \u00e8 documentato da Cosimo De Giorgi che nel suo libro \u201c<em>Viaggio nel Cilento\u201d, <\/em>riguardo all\u2019anno 1881, &lt;<em>testimonia di avere incontrato a Pellare e a Moio della Civitella dei francesi interessati all\u2019acquisto del vino&gt; <\/em>a dimostrazione<em> &lt;della capacit\u00e0 dei cilentani dell\u2019Ottocento di commerciare con la Francia<\/em>&gt; [30].<\/p>\n\n\n\n<p>Il De Giorgi visita altre contrade del Cilento caratterizzate &lt;<em>da vigneti che danno del vino molto alcolico da non invidiare quelli di Brindisi e di Barletta<\/em>&gt; [30].<\/p>\n\n\n\n<p>La viticoltura nel Cilento pur subendo una gravissima battuta d\u2019arresto, quando verso la fine del XIX e l\u2019inizio del XX secolo, i vigneti in tutta Europa subirono l\u2019attacco di un micidiale parassita (la Fillossera) giunto dall\u2019America del nord, riusc\u00ec tuttavia a riprendersi, almeno in parte [14, 15, 16]. Purtroppo dopo la seconda guerra mondiale, a seguito di una grave crisi, i contadini, in massa, abbandonarono i campi ed emigrarono verso terre lontane. L\u2019assenza di manodopera e la critica situazione sociale ed economica al contorno decretarono l\u2019inesorabile declino della vitivinicoltura nel Cilento. Quella che era stata una delle pi\u00f9 rilevanti, conosciute e apprezzate attivit\u00e0 del Cilento sub\u00ec una gravissima recessione.<\/p>\n\n\n\n<p>La maggiore parte delle vigne, note per la produzione di vini ricercati e commercializzati per le loro particolari propriet\u00e0, fu espiantata.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci si auspica che nel prossimo futuro il Cilento possa ritornare a essere rinomato quale &lt;<em>la terra del vino<\/em>&gt;. Alcune iniziative degli ultimi anni lasciano prevedere che quest\u2019obiettivo possa essere raggiunto, purch\u00e9 si ricreino le pi\u00f9 appropriate condizioni al contorno che vedano anche il coinvolgimento di giovani imprenditori.<\/p>\n\n\n\n<p><strong><u>RIFERIMENTI<\/u><\/strong><\/p>\n\n\n\n<ol class=\"wp-block-list\" type=\"1\"><li>A. Botti, D. L. Thurmond, F. La Greca, &lt;<em>Annali Storici di Principato Citra<\/em>&gt;, pp. 5-52, IX, 2, (2011).<\/li><li>A. La Greca, in &lt;<em>Le nove Muse del Cilento<\/em>&gt;, pp. 57-90, a cura di A. Baldini e A. La Greca, Ed. Centro Promozione Cilento, Acciaroli, SA (2018).<\/li><li>V. Alba, https:\/\/www.club-del-vino.com\/it\/enotro-enotria-origine-viticoltura-italiana\/<\/li><li>http:\/\/www.slowfood.it\/slowine\/pinot-nero-fosse-originario-della-basilicata-non-della-borgogna\/<\/li><li>http:\/\/ambientecultura.it\/progetti-attivita-istituzionale\/italia-enotria-vigna-risorgimento\/<\/li><li>https:\/\/research.vu.nl\/ws\/portalfiles\/portal\/42111137\/chapter+I.pdf<\/li><li>A. La Greca, &lt;<em>Storia del Cilento<\/em>&gt;, Ed. Centro Promozione Cilento, Acciaroli, SA (2001).<\/li><li>R. Buono, G. Vallariello, &lt;<em>Introduzione e diffusione della vite (Vitis vinifera L.) in Italia<\/em>&gt;, Delpinoa, n.s. 44: 39-51 (2002)<\/li><li>http:\/\/lastoriaviva.it\/storia-della-vite-e-del-vino-dalla-preistoria-a-roma\/<\/li><li>https:\/\/medium.com\/l-ornitorinco-elegante\/nunc-est-bibendum-il-vino-nellantica-roma-19cb5ce5a36<\/li><li>http:\/\/www.vitignievini.it\/public\/Storia\/Il%20vino%20nell&#8217;antichit%C3%A0%20romana.html<\/li><li>&lt;<em>Gli Etruschi e il vino III: la produzione<\/em>&gt;, Published by <a href=\"http:\/\/www.guadoalmelo.it\/author\/annalisa\/\">annalisa<\/a> at 14 settembre 2018. http:\/\/www.guadoalmelo.it\/gli-etruschi-e-il-vino-iii-la-produzione\/<\/li><li>http:\/\/www.ilvicolettodelcasale.it\/web\/storia\/10-storia\/17-i-basiliani-nel-cilento-una-storia-di-oriente-e-occidente<\/li><li>http:\/\/www.exploringtastemagazine.com\/heritage\/151-breve-storia-del-vino<\/li><li>M. Ferrari, E. Marcon, A. Menta, &lt;<em>Fitopatologia, entomologia agraria e biologia applicata<\/em>&gt;, Edagricole scolastico-RCSlibri spa<\/li><li>http:\/\/valentepali.com\/oidio-nella-vite-ecco-tutti-i-rimedi<\/li><li>F. Barra, &lt;<em>Storia di un Territorio, Palinuro, Molpa, San Severino, Foria, Centola<\/em>&gt;, Il Terebinto Edizioni, Avellino (2017).<\/li><li>https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Villa_romana<\/li><li>Giovanni Ciarrocchi, international Summer School Mediterraneo. &lt;<em>Vino nell\u2019area cuprense in et\u00e0 romana, macchine, attrezzature e trasporto marittimo<\/em>&gt; (2010)<\/li><li>http:\/\/www.archeocupra.it\/tecnica_scienza\/atti_summer_school_cattolica_2010.pdf<\/li><li>E. Martuscelli, L. Martuscelli, F. Martuscelli, &lt;<em>La Cuginanza di Centola, (1940-1955<\/em>)&gt;, Edito dall\u2019Ass. \u201cProgetto Centola\u201d, Napoli (2017).<\/li><li>M. L. Amendola, E. Martuscelli &lt;<em>Palinuro, Tradizioni e Costumi (1900-1960)&gt;,<\/em> Edito dall\u2019Ass. \u201cProgetto Centola\u201d, Napoli (2017).<\/li><li>http:\/\/www.cilentowonderland.it\/vino-del-cilento-dop\/<\/li><li>https:\/\/www.taccuinistorici.it\/ita\/news\/antica\/usi-curiosita\/Conservazione-degli-alimenti-presso-i-Romani.html<\/li><li>https:\/\/www.agristorecosenza.it\/blog\/storia-delle-botti-per-vino<\/li><li>http:\/\/www.saperebere.com\/botti-e-contenitori\/<\/li><li><em>http:\/\/www.riproduzionistoriche.com\/wordpress\/le-botti-di-legno-nel-mondo-antico\/<\/em><em><\/em><\/li><li>V. Gatti &lt;<em>Memorie statistiche dei circondari\u2026\u2026 in Principato Citeriore<\/em>&gt; in G. De Rosa, \u201cFeudalit\u00e0, clero e popolo\u2026del \u201c700\u201d,pp.125-186. Libreria Scientifica Editrice, Napoli (1969).<\/li><li>F. Rizzi , &lt;<em>Osservazioni statistiche sul Cilento (1809)&gt;<\/em>, in G. De Rosa, \u201cFeudalit\u00e0, clero e popolo \u2026 del \u201c700\u201d,pp. 91-124. Libreria Scientifica Editrice, Napoli (1969)<\/li><li>C. De Giorgi, &lt;<em>Viaggio nel Cilento<\/em>&gt;, Galzerano Editore, Casal Velino Scalo (2016).<\/li><li>B. Cappelli, &lt;<em>Il monachesimo Basiliano ai confini calabro &#8211; lucani<\/em>&gt;, Fausto Fiorentino Editore, Napoli (1963).<\/li><li>P. Carelli, &lt;<em>Viaggio nell\u2019antica valle del Mingardo<\/em>&gt; (2017).<\/li><li>https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Lucania<\/li><\/ol>\n\n\n\n<p><strong>Questo brano \u00e8 estratto dal libro di Ezio Martuscelli,<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>&lt;<em>IL VINO DEL TERRITORIO DI CENTOLA; STORIA MITI E TRADIZIONI<\/em>&gt;, edito dall\u2019Associazione Progetto Centola; tipografia Vincenzo Albano, Napoli (2019). (Figura 11).<\/strong><strong><em>28\/Settembre\/2020<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019arte della coltivazione della vite e della produzione del vino risale a tempi molto lontani. La viticoltura, secondo molti storici, nasce in oriente (Anatolia, Mesopotamia, Iran, Georgia, Armenia). 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