{"id":3623,"date":"2020-12-15T16:08:30","date_gmt":"2020-12-15T16:08:30","guid":{"rendered":"http:\/\/centolabeniculturali.it\/progettocentola\/?p=3623"},"modified":"2020-12-17T16:15:54","modified_gmt":"2020-12-17T16:15:54","slug":"lo-scrittore-andrea-giovene-di-girasole-e-lantica-necropoli-di-palinuro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/centolabeniculturali.it\/progettocentola\/in-evidenza\/lo-scrittore-andrea-giovene-di-girasole-e-lantica-necropoli-di-palinuro\/","title":{"rendered":"Lo scrittore Andrea Giovene di Girasole e l\u2019antica necropoli di Palinuro"},"content":{"rendered":"\n<p>Venticinque anni fa moriva lo scrittore napoletano Andrea Giovene dei duchi di Girasole (Napoli, 1904; Sant&#8217;Agata dei Goti, 1995), membro di una famiglia di antica nobilt\u00e0 il cui stemma \u00e8 riprodotto nella figura 1 [1]. Egli scrisse una voluminosa opera narrativa intitolata \u201cL\u2019Autobiografia di Giuliano di Sansevero\u201d nella quale racconta la storia di parte della sua vita (figura 2) [2].<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-gallery columns-2 wp-block-gallery-1 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex\"><ul class=\"blocks-gallery-grid\"><li class=\"blocks-gallery-item\"><figure><a href=\"https:\/\/centolabeniculturali.it\/progettocentola\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/andrea-giovene-01.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"926\" height=\"710\" src=\"https:\/\/centolabeniculturali.it\/progettocentola\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/andrea-giovene-01.jpg\" alt=\"\" data-id=\"3624\" data-full-url=\"https:\/\/centolabeniculturali.it\/progettocentola\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/andrea-giovene-01.jpg\" data-link=\"https:\/\/centolabeniculturali.it\/progettocentola\/?attachment_id=3624\" class=\"wp-image-3624\" srcset=\"https:\/\/centolabeniculturali.it\/progettocentola\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/andrea-giovene-01.jpg 926w, https:\/\/centolabeniculturali.it\/progettocentola\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/andrea-giovene-01-300x230.jpg 300w, https:\/\/centolabeniculturali.it\/progettocentola\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/andrea-giovene-01-768x589.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 926px) 100vw, 926px\" \/><\/a><\/figure><\/li><li class=\"blocks-gallery-item\"><figure><a href=\"https:\/\/centolabeniculturali.it\/progettocentola\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/andrea-giovene-02.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"869\" height=\"717\" src=\"https:\/\/centolabeniculturali.it\/progettocentola\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/andrea-giovene-02.jpg\" alt=\"\" data-id=\"3625\" data-full-url=\"https:\/\/centolabeniculturali.it\/progettocentola\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/andrea-giovene-02.jpg\" data-link=\"https:\/\/centolabeniculturali.it\/progettocentola\/?attachment_id=3625\" class=\"wp-image-3625\" srcset=\"https:\/\/centolabeniculturali.it\/progettocentola\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/andrea-giovene-02.jpg 869w, https:\/\/centolabeniculturali.it\/progettocentola\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/andrea-giovene-02-300x248.jpg 300w, https:\/\/centolabeniculturali.it\/progettocentola\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/andrea-giovene-02-768x634.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 869px) 100vw, 869px\" \/><\/a><\/figure><\/li><\/ul><\/figure>\n\n\n\n<p><em>&lt;[<\/em>\u2026<em>]<\/em><em> \u00e8 il lungo racconto di un personaggio, appunto Giuliano di Sansevero, che si forma in un clima particolare, l\u2019aristocrazia napoletana di derivazione ottocentesca, ma che \u00e8 portatore d\u2019istanze nuove [&#8230;]. \u00c8 la ricerca di una vita nuova che attraversa le drammatiche vicende italiane ed europee [&#8230;]&gt;<\/em> [3].<em><\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>La storia editoriale di questo libro fu molto articolata; fu stampato prima in Finlandia e Svezia e solo in seguito in Italia dalla casa editrice Rizzoli che lo pubblic\u00f2 in cinque volumi tra il 1966 e il 1970 (figura 2) [4].<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>L\u2019opera di Andrea Giovene, per la sua originalit\u00e0, ebbe un grande successo negli ambienti della cultura straniera dove<\/em><em>, <\/em>si comprese \u201cil respiro europeo della sua scrittura\u201d. <em>Da rilevare che circoli letterari scandinavi candidarono, all\u2019epoca, lo scrittore per il premio Nobel. <\/em>In Italia pur essendo stato recensito positivamente da importanti critici, il racconto non ebbe successo presso il grande pubblico [3,4].<\/p>\n\n\n\n<p>Non molti sono a conoscenza che il terzo dei cinque libri, l\u2019autore l\u2019ha dedicato a descrivere, attraverso aneddoti ed esperienze di vita vissuta, quelli che erano, intorno agli anni \u201c30 \u2013 \u201c50 del secolo scorso, i costumi e le tradizioni della gente di Palinuro (Licudi, nel libro), un piccolo, isolato e povero borgo di contadini e pescatori del basso Cilento. Ne deriva uno splendido affresco di un paesaggio, di personaggi, di una societ\u00e0 e delle tradizioni ataviche di un popolo. Dal racconto emergono avvenimenti rilevanti che hanno caratterizzato la storia di questo paesino dai primi decenni del XX secolo agli anni \u201c50 e che purtroppo, come da lui previsto, ne avrebbero alterate le caratteristiche identitarie.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019arrivo di Andrea Giovene a Palinuro, nel 1934, \u00e8 cos\u00ec descritto dallo stesso autore:<\/p>\n\n\n\n<p>&lt;<em>Licudi (Palinuro) quando io vi giunsi al cadere della estate del 1934, era poco pi\u00f9 che un inizio di abitato. Un gruppo di case a ridosso della spiaggia, poche altre nel minuscolo porticciolo [\u2026]. Gli abitanti, coltivatori e pescatori insieme, costituivano appena un residuo dell\u2019originaria popolazione, trasferita da decenni e per decenni in Uruguay, in Colombia, nel Cile. Quelli presenti [\u2026] saranno stati forse due o trecento [\u2026]&gt; <\/em>[2] (figure 3 e 4).<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-gallery columns-2 wp-block-gallery-2 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex\"><ul class=\"blocks-gallery-grid\"><li class=\"blocks-gallery-item\"><figure><a href=\"https:\/\/centolabeniculturali.it\/progettocentola\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/andrea-giovene-03.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"943\" height=\"674\" src=\"https:\/\/centolabeniculturali.it\/progettocentola\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/andrea-giovene-03.jpg\" alt=\"\" data-id=\"3626\" data-full-url=\"https:\/\/centolabeniculturali.it\/progettocentola\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/andrea-giovene-03.jpg\" data-link=\"https:\/\/centolabeniculturali.it\/progettocentola\/?attachment_id=3626\" class=\"wp-image-3626\" srcset=\"https:\/\/centolabeniculturali.it\/progettocentola\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/andrea-giovene-03.jpg 943w, https:\/\/centolabeniculturali.it\/progettocentola\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/andrea-giovene-03-300x214.jpg 300w, https:\/\/centolabeniculturali.it\/progettocentola\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/andrea-giovene-03-768x549.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 943px) 100vw, 943px\" \/><\/a><\/figure><\/li><li class=\"blocks-gallery-item\"><figure><a href=\"https:\/\/centolabeniculturali.it\/progettocentola\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/andrea-giovene-04.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"960\" height=\"720\" src=\"https:\/\/centolabeniculturali.it\/progettocentola\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/andrea-giovene-04.jpg\" alt=\"\" data-id=\"3627\" data-full-url=\"https:\/\/centolabeniculturali.it\/progettocentola\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/andrea-giovene-04.jpg\" data-link=\"https:\/\/centolabeniculturali.it\/progettocentola\/?attachment_id=3627\" class=\"wp-image-3627\" srcset=\"https:\/\/centolabeniculturali.it\/progettocentola\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/andrea-giovene-04.jpg 960w, https:\/\/centolabeniculturali.it\/progettocentola\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/andrea-giovene-04-300x225.jpg 300w, https:\/\/centolabeniculturali.it\/progettocentola\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/andrea-giovene-04-768x576.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 960px) 100vw, 960px\" \/><\/a><\/figure><\/li><\/ul><\/figure>\n\n\n\n<p>Lo scrittore, affascinato dalle bellezze incontaminate del luogo, forse anche per sfuggire da un ambiente cittadino in cui non si riconosceva pi\u00f9, acquist\u00f2 un fondo olivato, i cui termini lambivano la spiaggia, poco al di fuori del centro abitato del borgo e vi costru\u00ec una casa, immersa tra enormi ulivi secolari.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019autore, circa l\u2019arretratezza del luogo, la povert\u00e0 e l\u2019indigenza della popolazione, sottomessa totalmente al potere e al volere di pochi \u201cGalantuomini\u201d che avevano sostituito i Principi e Baroni di un tempo e che possedevano la maggior parte delle terre (situazione, all\u2019epoca comune a tutto il Cilento), scrive: &lt;<em>Aveva avuto le sue ragioni [\u2026] deprecando quelle politiche che \u201cevirando l\u2019aristocrazia avevano privato il Mezzogiorno dei suoi capi naturali\u201d. Gli antichi signori, pareva, e per assoluti che fossero, avevano per sempre mantenuto nel feudo un palazzo, una chiesa, una biblioteca, un controllo che i piccoli usurpatori, avidi quanto gretti, non erano stati in grado di perpetuare dopo. Crollato il palazzo, spogliata la chiesa e devoluta la biblioteca ai sorci, anche la terra suddivisa e abusata s\u2019impoveriva. [\u2026]. Gregge senza pastori il popolo di San Giovanni (Centola, di cui Licudi\/Palinuro era fazione), come quello di tanti altri paesi similari dei monti, si era circoscritto nel suo chiuso. Fiumi di parole argomentavano sullo slittamento del Sud verso un tale silenzio; ma, a tanta foga verbale, il Sud opponeva, [\u2026] appunto quel silenzio<\/em>&gt; [2].<\/p>\n\n\n\n<p>Il narratore trascorse lunghi periodi a Palinuro, tra gli anni \u201c30 e \u201c50 del secolo scorso.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel libro sono documentati, con larghezza di particolari, i costumi e le abitudini del popolo di Licudi, molto legato alle sue antiche tradizioni e a riti legati ad arcaiche forme di religiosit\u00e0. Da rilevare come dalla lettura di queste pagine, ancora oggi, i giovani hanno la possibilit\u00e0 di ricavare elementi utili a conoscere le loro origini e identit\u00e0 culturale.<\/p>\n\n\n\n<p>Qui di seguito \u00e8 riportato quello che l\u2019autore racconta circa il ruolo fondamentale che lo stesso ebbe nella scoperta dell\u2019arcaica necropoli di Palinuro [2].<\/p>\n\n\n\n<p>Lo scrittore, nel corso di lavori di scavo nell\u2019oliveto che aveva acquistato e dove si era costruita una casa, s\u2019imbatt\u00e9 in alcuni cocci in terracotta che apparivano essere, a un esame sommario, di antichissima fattura. Egli cos\u00ec racconta l\u2019avvenimento:<\/p>\n\n\n\n<p>&lt;<em>Fu cos\u00ec, che poco prima dell\u2019estate, appunto seguendoli in un lavoro occasionale, che era di drenare un coltivo cavando certi fossi, ci incontrammo con le vanghe in molti frammenti di terracotta. Gi\u00e0 tempo addietro quando era stato necessario riconoscere i termini del mio oliveto [\u2026] avevo notato nel solco smosso un coccio rossastro [\u2026]. Adesso i frammenti erano molti [\u2026] anche i colori erano variati<\/em>&gt; [2].<\/p>\n\n\n\n<p>Lo scrittore parl\u00f2 di questi ritrovamenti con alcuni abitanti di Palinuro (paese che nel libro \u00e8 chiamato \u201cLicudi\u201d) i quali con noncuranza gli fecero presente, che specialmente sopra la collina di San Paolo (figura 5) nel corso di lavori agricoli, di sterro e di sbancamento spesso si erano rinvenuti parti di anfore e vasi di ceramica dipinte e anche delle statuine di terracotta. Queste ultime, comunemente chiamate \u201cmocci\u201d, erano di solito regalate ai bimbi per giocare (figura 6).<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-gallery columns-2 wp-block-gallery-3 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex\"><ul class=\"blocks-gallery-grid\"><li class=\"blocks-gallery-item\"><figure><a href=\"https:\/\/centolabeniculturali.it\/progettocentola\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/andrea-giovene-05.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"955\" height=\"671\" src=\"https:\/\/centolabeniculturali.it\/progettocentola\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/andrea-giovene-05.jpg\" alt=\"\" data-id=\"3628\" data-full-url=\"https:\/\/centolabeniculturali.it\/progettocentola\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/andrea-giovene-05.jpg\" data-link=\"https:\/\/centolabeniculturali.it\/progettocentola\/?attachment_id=3628\" class=\"wp-image-3628\" srcset=\"https:\/\/centolabeniculturali.it\/progettocentola\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/andrea-giovene-05.jpg 955w, https:\/\/centolabeniculturali.it\/progettocentola\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/andrea-giovene-05-300x211.jpg 300w, https:\/\/centolabeniculturali.it\/progettocentola\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/andrea-giovene-05-768x540.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 955px) 100vw, 955px\" \/><\/a><\/figure><\/li><li class=\"blocks-gallery-item\"><figure><a href=\"https:\/\/centolabeniculturali.it\/progettocentola\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/andrea-giovene-06.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"960\" height=\"720\" src=\"https:\/\/centolabeniculturali.it\/progettocentola\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/andrea-giovene-06.jpg\" alt=\"\" data-id=\"3629\" data-full-url=\"https:\/\/centolabeniculturali.it\/progettocentola\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/andrea-giovene-06.jpg\" data-link=\"https:\/\/centolabeniculturali.it\/progettocentola\/?attachment_id=3629\" class=\"wp-image-3629\" srcset=\"https:\/\/centolabeniculturali.it\/progettocentola\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/andrea-giovene-06.jpg 960w, https:\/\/centolabeniculturali.it\/progettocentola\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/andrea-giovene-06-300x225.jpg 300w, https:\/\/centolabeniculturali.it\/progettocentola\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/andrea-giovene-06-768x576.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 960px) 100vw, 960px\" \/><\/a><\/figure><\/li><\/ul><\/figure>\n\n\n\n<p>Egli, appassionato e cultore di storia antica, percep\u00ec che questi oggetti potevano essere la testimonianza della presenza sul promontorio di Palinuro, in tempi arcaici, di un insediamento antropico. Pertanto, al fine di confermare questa sua ipotesi, decise di eseguire nella zona di San Paolo, a monte dell\u2019abitato del borgo, un sondaggio: una forma primitiva di scavo archeologico.<\/p>\n\n\n\n<p>Questa sua esperienza \u00e8 cos\u00ec descritta: &lt;<em>Ma io una mattina [\u2026], scelto il bracciante Biasino, [\u2026], me ne andai con lui nella parte del colle che direttamente soprastava Licudi (localit\u00e0 San Paolo, figura 5, n. d. A.), per incontrarmi con il passato. [&nbsp;&nbsp; ]. La zappa aveva appena scalfito il fianco di un oggettino, [\u2026] piano piano liberammo un vasetto a forma di pera [\u2026]. Quella era una cosa molto antica simile alle tante vedute nei musei di Siracusa o a Valle Giulia [\u2026].<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Gli sterratori lavorarono due giorni isolando una fossa quadrata, [\u2026], rinvenendo una grande quantit\u00e0 di vasellame pressoch\u00e9 intatto e disposto in modo da farci supporre che si trattasse del deposito (tomba, n. d. A.) di almeno quattro persone; probabilmente guerrieri [\u2026]. Tolti gli oggetti, le ricoprimmo senza toccarle (le ossa, n. d. A.) <\/em>&gt;[2].<\/p>\n\n\n\n<p>Lo scrittore nel rendersi conto che aveva scoperto la \u201cNecropoli dell\u2019Arcaica Palinuro\u201d, scrive: &lt;<em>Era dunque questa mia una scoperta per modo di dire. Tutti i licudesi, [\u2026], conoscevano dall\u2019immemorabile che al di sopra degli oliveti c\u2019era la necropoli: che soltanto chiamavano \u201cle sepolture vecchie\u201d,<\/em> <em>per distinguerle dalle pi\u00f9 o meno recenti scavate nella terra santa del cimitero di San Giovanni (nel libro nome dato a Centola, n. d. A.)&gt;.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Egli comprende che l\u2019esistenza di questa necropoli debba essere convalidata da un\u2019ampia e ufficiale campagna di scavi condotta da qualche Sovrintendenza ai Beni Archeologici. Inoltre lo stesso intuisce che la scoperta opportunamente promossa e divulgata, avrebbe potuto rappresentare per il povero borgo di Licudi un\u2019opportunit\u00e0 per rompere l\u2019isolamento e farsi conoscere a livello nazionale e internazionale; forse anche l\u2019occasione per l\u2019avvio di uno sviluppo sociale economico e turistico del territorio. Cio\u00e8 l\u2019avvio di un turismo \u201cStorico \u2013 Culturale\u201d capace di portare, a lungo andare, prosperit\u00e0 e benessere in un territorio di una bellezza naturale unica.<\/p>\n\n\n\n<p>Andrea Giovene di questa sua ipotesi non pu\u00f2 non parlarne con \u201cdon Cal\u00ec\u201d, il Galantuomo e Signore di Licudi (nella realt\u00e0, Antonio Rinaldi detto il &#8220;Il Duegno\u201d cio\u00e8 il Re di Palinuro (figura 7) che apparteneva alla famiglia i cui membri avevano amministrato i beni dei feudi dei Pappacoda, principi di Centola e marchesi di Pisciotta, Palinuro e Molpa, che poi con la dissoluzione del feudo, ne avevano acquisita gran parte dell\u2019eredit\u00e0). In particolare nel colloquio evidenzia che &lt;<em>se portiamo qui quelli del museo, se facciamo scoprire a loro stessi le altre (reperti archeologici e tombe, n. d. A.), dove gi\u00e0 sappiamo che stanno, passa la voce, vengono i giornalisti, si muove il ministero, arriva il turismo; si sveglia ogni cosa<\/em> <em>[\u2026]<\/em>&gt; [2].<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"813\" height=\"657\" src=\"https:\/\/centolabeniculturali.it\/progettocentola\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/andrea-giovene-07.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3630\" srcset=\"https:\/\/centolabeniculturali.it\/progettocentola\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/andrea-giovene-07.jpg 813w, https:\/\/centolabeniculturali.it\/progettocentola\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/andrea-giovene-07-300x242.jpg 300w, https:\/\/centolabeniculturali.it\/progettocentola\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/andrea-giovene-07-768x621.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 813px) 100vw, 813px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p>Don Cal\u00ec, dando segno d\u2019intelligenza e perspicacia, comprende l\u2019importanza della congettura formulata e concede il suo beneplacito; &lt;<em>Fate voi, signor Sansevero! Siamo nelle vostre mani<\/em>&gt; [2].<\/p>\n\n\n\n<p>Andrea Giovene, come si evince dal suo scritto, si attiv\u00f2 immediatamente; si mise in contatto con amici e colleghi, scrisse innumerevoli lettere ai direttori di musei e sovrintendenze nelle quali evidenziava che erano stati trovati importanti reperti archeologici sulla collina di San Paolo di Palinuro. Nel suo libro racconta dei numerosi viaggi intrapresi per incontrare personalit\u00e0 nel campo dei Beni Culturali di varie province con particolare riguardo a quelli che avevano autorit\u00e0 e competenze nel settore degli scavi archeologici. Importanti furono gli incontri e i contatti che egli ebbe con il Direttore del Museo Archeologico di Taranto (il dott. Mollo) nel corso dei quali lo invitava a Palinuro per prendere visione degli oggetti gi\u00e0 recuperati, perorando l\u2019avvio di una sistematica e appropriata campagna di scavi condotta da archeologi professionisti.<\/p>\n\n\n\n<p>Un giorno, senza preavviso, dopo l\u2019Epifania del 1938, i licudesi (gli abitanti di Palinuro) videro arrivare il dott. Mollo, che fu ospitato nella casa dello scrittore. Il Direttore, presa visione degli oggetti che il Giovene aveva recuperato nel corso dello scavo sulla collina di San Paolo e che conservava accuratamente nella grande sala della sua casa, rimase molto colpito dalla loro fattura e, da esperto, ne comprese il valore storico e archeologico. Pertanto organizz\u00f2 e guid\u00f2 egli stesso uno scavo nella localit\u00e0 dove questi reperti erano stati ritrovati.<\/p>\n\n\n\n<p>Il professore, sempre quanto raccontato nel libro, aiutato da numerosi licudesi mise in poche ore alla luce &lt;<em>una quantit\u00e0 prodigiosa di vasi, quasi tutti figurati e alcuni di primaria bellezza [\u2026]. Il Mollo rientr\u00f2 a casa [\u2026] tra le braccia tenendo una sporta piena di tesoro [\u2026]. La grande sala, dove era, il camino delle pietre, fu eletta a deposito di quelle meraviglie [\u2026]&gt;<\/em> [1]. Nei giorni successivi da Taranto giunsero altri assistenti del dott. Mollo e dopo alcuni giorni di attivit\u00e0 il gruppo di esperti, messa in sicurezza la zona degli scavi, portando via tutti gli oggetti recuperati, torn\u00f2 a Taranto non senza avere ufficializzato presso le competenti autorit\u00e0 quanto da loro trovato.<\/p>\n\n\n\n<p>Lo scrittore con un certo dispiacere pone l\u2019accento sul fatto che nel lasciare Palinuro il Direttore &lt;<em>ritenne di non farmi giungere neppur un cenno formale di ringraziamento<\/em>&gt; [2].<\/p>\n\n\n\n<p>Lo studioso, appena ritornato a Taranto, impegn\u00f2 i suoi collaboratori a restaurare i manufatti repertati studiandone le caratteristiche e l\u2019origine. I risultati gli confermarono che gli oggetti ritrovati fossero parte di una necropoli appartenente a un insediamento antropico, sul promontorio di Palinuro, di et\u00e0 arcaica. Poi, si apprende dal libro, che lo stesso Direttore present\u00f2 sull\u2019argomento una Monografia, a suo nome, prima alla Societ\u00e0 Archeologica Romana e poi a un convegno in Germania, cui fece seguito una conferenza stampa. La notizia di questa scoperta fu diramata alle agenzie di tutto il mondo &lt;<em> [\u2026] i giornali la pubblicarono ritualmente da Oslo a Chicago: il \u201c<strong>lancio di Licudi era fatto\u201d<\/strong><\/em>&gt; [2].<\/p>\n\n\n\n<p>Andrea Giovene aveva raggiunto il suo scopo; anche se, non pu\u00f2 fare a meno, seppure con grande eleganza, di lasciare trasparire il suo rammarico nel rilevare come il \u201cfamoso professore\u201d in nessuna occasione, sia a parole sia per iscritto, lo abbia menzionato o ringraziato per il ruolo avuto in questa importante scoperta.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cGiuliano di Sansevero\u201d, da vero aristocratico, non fece nulla per reclamare a se la \u201c<strong>Scoperta della Necropoli della Palinuro Arcaica<\/strong>\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Quanto raccontato da Andrea Giovene nel suo libro circa la scoperta della necropoli di Palinuro non sembra essere incongruente con quanto riportato sull\u2019argomento nella letteratura scientifica. Da una recente pubblicazione di A. Cocorullo [5, 6] si ricava che la prima vera indagine archeologica sulla collina di San Paolo, localit\u00e0 \u201cTempa della Guardia\u201d (figura 8), condotta con appropriate e rigorose metodiche, sia stata eseguita nel luglio del 1939 dall\u2019allora direttore del Museo archeologico Provinciale di Salerno, Venturino Panebianco. Nella necropoli furono ritrovate 17 tombe a inumazione. &lt;<em>I reperti solo in minima parte sono esposti nel Museo Archeologico Provinciale di Salerno e nel Museo della Lucania Occidentale di Padula. Quelli non esposti sono conservati nei depositi della Certosa di Padula<\/em>&gt; [5, 6].<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"858\" height=\"703\" src=\"https:\/\/centolabeniculturali.it\/progettocentola\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/andrea-giovene-08.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3631\" srcset=\"https:\/\/centolabeniculturali.it\/progettocentola\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/andrea-giovene-08.jpg 858w, https:\/\/centolabeniculturali.it\/progettocentola\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/andrea-giovene-08-300x246.jpg 300w, https:\/\/centolabeniculturali.it\/progettocentola\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/andrea-giovene-08-768x629.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 858px) 100vw, 858px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p>Nella figura 9 \u00e8 mostrata la ricomposizione degli oggetti di una delle tombe a inumazione scoperte dal Panebianco [5, 6].<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"852\" height=\"717\" src=\"https:\/\/centolabeniculturali.it\/progettocentola\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/andrea-giovene-09.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3632\" srcset=\"https:\/\/centolabeniculturali.it\/progettocentola\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/andrea-giovene-09.jpg 852w, https:\/\/centolabeniculturali.it\/progettocentola\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/andrea-giovene-09-300x252.jpg 300w, https:\/\/centolabeniculturali.it\/progettocentola\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/andrea-giovene-09-768x646.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 852px) 100vw, 852px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p>Le ricerche archeologiche sul promontorio di Palinuro riprendono dopo la seconda guerra mondiale con gli scavi condotti da Pellegrino Sestieri, che in una sua pubblicazione del 1948 scrisse: &lt;<em>Pertanto, sia pure per convenzione, possiamo considerare Enotri, o discendenti di questi, gli abitanti indigeni di Palinuro, e possiamo proporre che la ceramica geometrica che vi \u00e8 stata rinvenuta sia classificata come Enotria. Per il momento, in base ai materiali attici e ionici trovati nelle tombe, possiamo datare questa nuova classe ceramica che si presenta alla nostra attenzione al periodo 530 &#8211; 20 a. C. <\/em>&gt; [7].<\/p>\n\n\n\n<p>Da ricordare gli scavi condotti negli anni 1956 &#8211; 58 da archeologi dell\u2019universit\u00e0 di Heidelberg diretti da R. Naumann e B. Neutsch e quelli di E. Greco nel 1970 [5, 6].<\/p>\n\n\n\n<p>Il fatto che i reperti siano riconducibili tutti a un relativamente breve periodo storico (fine del V sec. a. C.) ha portato gli studiosi a formulare l\u2019ipotesi che gli insediamenti antropici sul promontorio di Palinuro e nella zona della valle e foce del Lambro e della collina di Molpa siano stati totalmente distrutti dai Velini con l\u2019appoggio dei Reggini, dopo la caduta di Sibari per opera della citt\u00e0 di Crotone [8]. A Velia faceva comodo potere prendere possesso degli approdi a ovest (propriamente detto \u201cPorto\u201d) e a est (porto di Molpa) del promontorio di Palinuro e controllare altres\u00ec le vie di comunicazione verso l\u2019interno, che sfruttavano le valli dei fiumi Lambro e Mingardo [9, 10].<\/p>\n\n\n\n<p>Va rilevato che oggi solo una minima parte degli oggetti trovati nel corso degli scavi \u00e8 in esposizione in un embrione di museo, chiamato \u201cAntiquarium\u201d, situato in localit\u00e0 Ficocella a Palinuro (figure 10 e 11). Le fotografie di alcuni dei reperti esposti sono mostrate nelle figure 12 e 13. Purtroppo gli scavi da molti anni sono interrotti; inoltre l\u2019area interessata \u00e8 scarsamente presidiata, per non dire abbandonata, suscettibile quindi di scavi predatori (figura 14).<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-gallery columns-2 wp-block-gallery-4 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex\"><ul class=\"blocks-gallery-grid\"><li class=\"blocks-gallery-item\"><figure><a href=\"https:\/\/centolabeniculturali.it\/progettocentola\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/andrea-giovene-010.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"936\" height=\"681\" src=\"https:\/\/centolabeniculturali.it\/progettocentola\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/andrea-giovene-010.jpg\" alt=\"\" data-id=\"3633\" data-full-url=\"https:\/\/centolabeniculturali.it\/progettocentola\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/andrea-giovene-010.jpg\" data-link=\"https:\/\/centolabeniculturali.it\/progettocentola\/?attachment_id=3633\" class=\"wp-image-3633\" 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decoding=\"async\" width=\"861\" height=\"678\" src=\"https:\/\/centolabeniculturali.it\/progettocentola\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/andrea-giovene-14.jpg\" alt=\"\" data-id=\"3637\" data-full-url=\"https:\/\/centolabeniculturali.it\/progettocentola\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/andrea-giovene-14.jpg\" data-link=\"https:\/\/centolabeniculturali.it\/progettocentola\/?attachment_id=3637\" class=\"wp-image-3637\" srcset=\"https:\/\/centolabeniculturali.it\/progettocentola\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/andrea-giovene-14.jpg 861w, https:\/\/centolabeniculturali.it\/progettocentola\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/andrea-giovene-14-300x236.jpg 300w, https:\/\/centolabeniculturali.it\/progettocentola\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/andrea-giovene-14-768x605.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 861px) 100vw, 861px\" \/><\/a><\/figure><\/li><\/ul><\/figure>\n\n\n\n<p>Sicuramente Andrea Giovene di Girasole, all\u2019epoca della scoperta dell\u2019antica Necropoli, sognava per Palinuro un \u201cMuseo Archeologico\u201d dove tutti i reperti, opportunamente catalogati e conservati, fossero esposti in maniera fruibile per turisti e studiosi.<\/p>\n\n\n\n<p>E\u2019 probabile, ma questo \u00e8 forse solo nei pensieri dello scrivente, che egli auspicasse anche l\u2019istituzione di un \u201cCentro Studi di Archeologia\u201d mirato ad approfondire la storia delle civilt\u00e0 che hanno popolato il promontorio di Palinuro e il territorio che include il corso finale del fiume Lambro e quello della collina della Molpa fino alla foce del Mingardo.<\/p>\n\n\n\n<p>E\u2019 un sogno! Ci auguriamo per\u00f2 che un giorno, con l\u2019avvento di una nuova classe dirigente, lungimirante, colta e saggia, questo sogno possa realizzarsi, certi di interpretare il pensiero di colui il quale fu lo scopritore della necropoli e che ha fortemente amato la Palinuro dei contadini e dei pescatori di un tempo oramai passato.<\/p>\n\n\n\n<p><em><strong><u>RIFERIMENTI<\/u><\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<ol class=\"wp-block-list\" type=\"1\"><li>http:\/\/www.nobili-napoletani.it\/Giovene.htm.<\/li><li><em>A. Giovene,&lt;L\u2019autobiografia di Giuliano di Sansevero&gt;, Rizzoli Editore, Milano (1967), libro terzo.<\/em><em><\/em><\/li><li><em>E. Corsi, <\/em>28 novembre 2012. https:\/\/ricerca.repubblica.it\/repubblica\/archivio\/repubblica\/2012\/11\/28\/chi-era-andrea-giovene.html<\/li><li>http:\/\/www.elliotedizioni.com\/prodotto\/lautobiografia-di-giuliano-di-sansevero\/<\/li><li>A. Cocorullo, &lt;<em>Palinuro. Cultura enotria e simposio negli Scavi provinciali (1939)&gt;,<\/em> pubblicato negli atti del convegno, \u201cIl golfo di Policastro tra Enotri e Lucani\u201d (Tortora, giugno 2016), curati da F. Mollo e GF. La Torre. Rubbettino Editore (2018).<\/li><li>&nbsp;Cocorullo, &lt;<em>Palinuro tra mare e terra. Documentazione mitica ed evidenze archeologiche<\/em>&gt;, in \u201cH\u00e9ros fondateurs et identit\u00e9s communautaires dans l\u2019Antiquit\u00e9 entre mythe, rite et politique\u201d, a cura di M. P. Castiglioni, e al.<em> Quaderni di Otium-3,<\/em> Morlacchi Editore, <em>U.P. (<\/em>2018)<\/li><li>P. C. Sestieri,&lt;<em>Necropoli arcaica di Palinuro<\/em>&gt;, Ministero dei beni e delle attivit\u00e0 culturali e del turismo -Bollettino d&#8217;Arte, pp. 339-345 (1948).<\/li><li>L. Leuzzi,&lt;<em>Il mito di Palinuro<\/em>&gt;, Cronache Cilentane, anno XXXVII, N. 9\/2020.<\/li><li>E. Martuscelli in &lt;<em>Gli edifici storici del Comune di Centola<\/em>&gt;, AA. VV. Testo a cura di E. Martuscelli, Tipografia E. Albano, Napoli (2020).<\/li><li>F. Barra, &lt;<em>Storia di un territorio<\/em>&gt;, Terebinto Edizioni, Avellino (2017).<\/li><\/ol>\n\n\n\n<p><em><strong><u>Testo di Ezio Martuscelli<\/u><\/strong><\/em><em>, rivisitato e con l\u2019aggiunta d\u2019immagini rispetto a quello pubblicato sulla rivista &lt;Cronache cilentane&gt;, novembre &#8211; dicembre 2020, pagg. 8 \u2013 9, ambito rubrica \u201cMagis Amica Veritas\u201d, di Giuseppe Palladino.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Venticinque anni fa moriva lo scrittore napoletano Andrea Giovene dei duchi di Girasole (Napoli, 1904; Sant&#8217;Agata dei Goti, 1995), membro di una famiglia di antica nobilt\u00e0 il cui stemma \u00e8 riprodotto nella figura 1&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":3638,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ngg_post_thumbnail":0,"footnotes":""},"categories":[21,6,45],"tags":[],"class_list":["post-3623","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-documenti","category-in-evidenza","category-pagine-di-storia"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/centolabeniculturali.it\/progettocentola\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3623","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/centolabeniculturali.it\/progettocentola\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/centolabeniculturali.it\/progettocentola\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/centolabeniculturali.it\/progettocentola\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/centolabeniculturali.it\/progettocentola\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=3623"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/centolabeniculturali.it\/progettocentola\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3623\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3639,"href":"https:\/\/centolabeniculturali.it\/progettocentola\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3623\/revisions\/3639"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/centolabeniculturali.it\/progettocentola\/wp-json\/wp\/v2\/media\/3638"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/centolabeniculturali.it\/progettocentola\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=3623"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/centolabeniculturali.it\/progettocentola\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=3623"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/centolabeniculturali.it\/progettocentola\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=3623"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}