{"id":617,"date":"2012-08-02T16:27:50","date_gmt":"2012-08-02T16:27:50","guid":{"rendered":"http:\/\/centolabeniculturali.it\/progettocentola\/?p=617"},"modified":"2012-08-02T17:09:22","modified_gmt":"2012-08-02T17:09:22","slug":"la-vendita-allasta-dei-beni-demaniali-del-comune-di-centola-nellepisodio-di-sciarapezza-e-di-vito-di-tata","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/centolabeniculturali.it\/progettocentola\/documenti\/la-vendita-allasta-dei-beni-demaniali-del-comune-di-centola-nellepisodio-di-sciarapezza-e-di-vito-di-tata\/","title":{"rendered":"La vendita all\u2019asta dei beni demaniali del Comune di Centola nell\u2019episodio di Sciarapezza e di Vito di Tata"},"content":{"rendered":"<p>Alla fine dell\u2019800, nei Comuni del Meridione d\u2019Italia i beni demaniali dello Stato venivano venduti all\u2019asta, per legge.<br \/>\nLo spirito del legislatore fu quello di consentire al mondo contadino di poter ambire a qualche ettaro di terra da coltivare e migliorare cos\u00ec la travagliata e misera sua esistenza.<br \/>\nEd in generale, di attenuare tutte quelle turbative sociali avvenute negli anni precedenti e subito dopo l\u2019Unit\u00e0 d\u2019Italia con il brigantaggio.<br \/>\nLa riforma in agricoltura fu salutata, inizialmente, con enorme entusiasmo, perch\u00e9 essa permetteva alle classi pi\u00f9 deboli di mutare le loro condizioni di vita.<br \/>\nPer\u00f2, le speranze, che le classi lavoratrici avevano riposto in essa, andarono ben presto deluse.<br \/>\nInfatti, la legge cominci\u00f2 ad essere deviata ovunque. Nelle campagne a favore della grande e media propriet\u00e0 e nelle citt\u00e0 a favore, soprattutto, del grande latifondo meridionale: forti del fatto che i ceti del mondo agrario, a vario titolo, spadroneggiavano in ogni organo istituzionale di controllo e nella sede del nuovo parlamento italiano.<br \/>\nQualcosa di simile avvenne anche nei piccoli contesti sociali e rurali delle campagne sperdute del Sud d\u2019Italia, come appunto nel nostro Comune di Centola.<br \/>\nQui, la vendita all\u2019asta dei beni demaniali era rinserrata nei cassetti degli uffici comunali e di essa finiva per esserne a conoscenza unicamente chi amministrava il Comune. cio\u00e8 il ceto agrario che gestiva la cosa pubblica per diritto di censo.<br \/>\nTale ceto, che benefici\u00f2 di questa legge, fin\u00ec per accrescere la sua condizione sociale, gi\u00e0 molto influente nel corpo sociale della comunit\u00e0. Ancor di pi\u00f9 ne cement\u00f2 il diritto suo di amministrare, mentre il mondo contadino era escluso dal voto, perch\u00e9 analfabeta. Il ceto agrario del Comune garant\u00ec per s\u00e9 la vendita all\u2019asta dei beni demaniali e cos\u00ec si controll\u00f2 al suo interno ora con la vendita a Tizio, ora a Caio ed ora a Sempronio. Da una parte. Dall\u2019altra, ci\u00f2 che gli era pi\u00f9 importante, con quella sistematica e continua deviazione dell\u2019asta a suo favore riusc\u00ec ad impedire di fatto al mondo contadino di accedere al diritto di voto. In sostanza neg\u00f2 per il futuro che esso divenisse una classe sociale e politica, capace di concorrere e di entrare in conflitto con la propria, attirando su di s\u00e9 il consenso popolare.<br \/>\nMa il mondo contadino, in generale, non reag\u00ec adeguatamente a tali soprusi. Rest\u00f2 in attesa di poter fare, prima o poi la sua legittima scalata sociale.<br \/>\nPerci\u00f2, in concreto non assunse un\u2019iniziativa di lotta strategica, salvo qualche azione temeraria, destinata al fallimento pi\u00f9 a titolo individuale che collettivo.<br \/>\nUna prima forma di occupazione del Comune di Centola avvenne per questa causa e a questa maniera da parte di due protagonisti del nostro paese, Sciarapezza e Vito di Tata.<br \/>\nI nostri due compaesani erano rientrati a Centola dall\u2019America del Nord, verso la fine dell\u2019800, appunto.<br \/>\nSi erano ritirati con un po\u2019 di soldi in tasca, che pochi allora avevano.<br \/>\nFigli di umili origini, erano ambedue di temperamento forte. Sciarapezza si lasciava guidare negli aventi dal suo istinto sanguigno mentre Vito di Tata dalla sua predisposizione alla riflessione, per\u00f2 ambedue alteri e collerici di fronte alle ingiustizie. A volte non disdegnavano di essere anche violenti, quando occorreva che il torto subito dovesse essere ripagato con la sola moneta sonante.<br \/>\nCon il rientro a Centola, anche loro auspicavano di fare il grande passo nella societ\u00e0 civile, tanto ambito e desiderato dal contadino. E con quei soldi in tasca cominciarono a comportarsi come se quello status sociale l\u2019avessero raggiunto gi\u00e0.<br \/>\nPer\u00f2, passavano i giorni, i mesi, gli anni ma a quella condizione essi non poterono mai pervenirvi, per quella sorta di segretezza che incorniciava tutto l\u2019iter delle vendite all\u2019asta.<br \/>\nA questo punto, Sciarapezza ide\u00f2 il piano di andare in Comune e sfrattare dalle sue funzioni il segretario comunale. Il massimo responsabile, a suo dire, di questo continuo pacco, che ogni volta che c\u2019era una vendita si andava a combinare.<br \/>\nNaturalmente ne parl\u00f2 con il suo amico Vito, che era alquanto restio e recalcitrante nell\u2019ascoltarlo. Tira e molla, molla e tira, alla fine ebbe la meglio l\u2019idea di Sciarapezza.<br \/>\nEspressero al segretario tutte le loro doglianze con un orgoglio ferito ma con il cipiglio degli uomini d\u2019onore.<br \/>\nI nostri non ebbero il tempo di ultimare le ragioni del loro umano risentimento che il segretario comunale stava gi\u00e0 sul viottolo di via Serra, pronto alla fuga.<br \/>\nIn verit\u00e0, pi\u00f9 per via di quella leggenda che aleggiava intorno alle loro figure che per le loro lamentele pronunciate al cospetto di lui.<br \/>\nSciarapezza, tutto raggiante, stava ormai seduto al posto del segretario. E con i pollici delle mani dentro la vita dei pantaloni, tamburava le altre dita in continuazione su di essi e rivolgendosi all\u2019amico, che era stato alquanto timido ad intraprendere la temeraria impresa, lo apostrof\u00f2 con tono trionfante: &lt; hai visto? Tutto \u00e8 stato semplice. Proprio semplice. Al segretario, ci abbiamo messo il pepe a quel posto &gt; e poi continu\u00f2, ridacchiando: &lt; e come ce l\u2019abbiamo messo!&gt;.<br \/>\nVito di Tata, che sgranava gli occhi per l\u2019azione riuscita senza colpo ferire, replic\u00f2 con sicumera: &lt; cavolo, ma perch\u00e9 non abbiamo agito tempo prima, invece di starcene a pensare e riflettere? &gt; mettendosi a questo modo, alla pari con la determinazione dell\u2019amico.<br \/>\nTrascorsero due giorni di gloria in Comune e furono salutati dalla folla e dagli amici come due eroi.<br \/>\nIl mattino seguente un cellulare dei carabinieri di Vallo della Lucania si ferm\u00f2 in piazza Imbriaco a prelevarli.<br \/>\nVi salirono, senza il conforto di nessuno di coloro che nei giorni precedenti li avevano tanto omaggiati.<br \/>\nUno scenario triste di un popolo vinto, che si era dileguato alla stregua del segretario. Era una rappresentazione reale di come fosse umiliante la condizione di tutto il Mezzogiorno, che molti anni avrebbe dovuto attendere ancora, perch\u00e9 la sua estrema circostanza fosse elevata a dignit\u00e0 umana.<br \/>\nCompare Vito, di fronte a quel vuoto che aveva creato l\u2019azione repressiva dello Stato, rientr\u00f2 anche lui nei suoi panni di uomo tutto di un pezzo ma riflessivo rispetto all\u2019impotenza oggettiva dei fatti.<br \/>\nPrima farfugli\u00f2 tra s\u00e9: &lt; e perch\u00e9 era tutto semplice. E perch\u00e9 il pepe ce l\u2019avevamo messo a quel posto&gt;. Poi sbott\u00f2 a voce alta : &lt; hai visto, compare, dove ce l\u2019hanno messo il pepe a noi?&gt; e alla fine bofonchi\u00f2 alla sua maniera: &lt; compare, ce l\u2019hanno messo proprio a quel posto, dove pensavamo di averlo messo noi!&gt; mentre la camionetta dei carabinieri scendeva lungo via Santa Sofia (oggi via Roma) per Vallo della Lucania.<\/p>\n<p>A cura di Luigi Speranza (Centola)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Alla fine dell\u2019800, nei Comuni del Meridione d\u2019Italia i beni demaniali dello Stato venivano venduti all\u2019asta, per legge. 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