Presentazione libro Uni-versi Di-versi di Dario Nicolella
L’Associazione “Progetto Centola” vi invita alla presentazione del libro
Uni-versi Di-versi
di Dario Nicolella
che si terrà giovedì 6 agosto 2o15 presso il Museo delle Testimonianze e della Memoria in Via Tasso, a Centola.
Interverranno: Ezio Martuscelli (Pres. Assoc. “Progetto Centola), Carmelo Stanziola (Sindaco Comune di Centola), Vincenzo Lamanna (Relatore), Dario Nicolella (Autore del libro). L’evento sarà moderato da Maria Rosaria Lo Schiavo e allietato dal duo musicale “I Mahala”.
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Relazione a cura del Dott. Vincenzo Lamanna
Il giorno 6 Agosto 2015 l’Associazione Progetto Centola ha presentato il libro di poesia “ Uni-Versi Di-Versi”di Dario Nicolella . Il Presidente Ezio Martuscelli ha illustrato le finalità e i programmi futuri dell’Associazione Culturale che è quella di promuovere eventi culturali, ricercare memorie e testimonianze, in modo da rendere viva la nostra storia locale. Ai saluti di rito dell’assessore del Comune Mario Errico è seguita la relazione del dr. Vincenzo Lamanna che ha spiegato gli elementi di moderntà della poesia di Dario Nicolella rispetto alla poesia d’autore e autoreferenziale. La seconda parte ha visto l’intervento del poeta , che ha spiegato i temi della poesia nel contesto del tempo di malessere e incomunicabilità. Dario Nicolella ha esposto i temi della sua poetica. I valori di Bellezza, del Vero, di Comunicare e di Pace che si coniugano perfettamente con l’arte di Paola Epifani in arte appunto Rababarama. Dopo l’intervista al Poeta da parte della dr.sa Maria Rosaria Lo Schiavo sui temi delle poesie, ci sono stati interventi da alcuni presenti sul valore della poesia in quanto arte, capace di riprendere la via di un nuovo umanesimo. La platea accorsa numerosa per una serata di poesia, ha manifestato gradimento e partecipazione fino alla conclusione dell’evento.
“Uni-Versi Di-Versi” di Dario Nicolella, relazione Dott. Vincenzo Lamanna
L’opera poetica di un artista che s’ispira ad un’opera d’arte realizza la dottrina boudelariana della corrispondenza. Impugna un prisma di strumenti per superare l’indicibile, il mutismo, il linguaggio binario mediatico, senza senso, la parola breve dell’agire forsennato, massa amorfa senza pensare, monosillabica e la dimensione lineare del tempo. Nel mondo greco-latino c’era la tendenza ad ispirarsi alle Muse nate da Mnemosine e Giove. Calliope era per antonomasia la Musa della Poesia e dell’ Epica raffigurata con la sua tavolozza di cera e lo stilo . Dario Nicolella, nato nel “56, medico oncologo dell’AOS Moscati e alla sua quarta opera poetica dal titolo “ Uni-Versi Di-Versi” dopo “ Trenta Poesie per Rabarama” pubblicata nel 2013. Le precedenti sono “Pelle d’oca del 2011” e l’Arpa di Connemara “del 1993. Egli si ispira ad una musa del nostro tempo” Rabarama” in arte Paola Epifani, nata a Roma nel 69 scultrice e pittrice che lavora il marmo di Carrara, il bronzo e altri metalli, la gomma riproducendo grosse statue con posture particolari a cercare l’essenza l’archè di un nuovo umanesimo. Figlia d’arte disegna le sue opere con simboli, texiture, geroglifici, cerchi tipici di una simbologia primordiale e divina. L’uomo con le sue contraddizioni, svuotato ed omologato nel non essere nell’oblio di massa ritrova l’alter ego nello spazio con i suoi tatuaggi a pelle che svelano la sua identità innata. Dario Nicolella viene rapito dalle opere dell’artista, dal liguaggio che trasuda dalle opere di Rabarama, il corpo maculato che parla della sua identità, che nasce in un contesto di decantentismo dell’Io e della relazione dove prevale un monadismo leinbziano di comunicazione priva di pathos e carente di gestualità. Il gesto che accompagna la parola è che contraddistingue la nostra esistenza umana e la rende poliedrica nei suoi opposti. Si è sempre più soli divisi da linguaggi eterogenei, si avverte di recuperare il lessico della parola, l’enfasi dell’esistenza, l’identità dell’uomo. Lo attragono il linguaggio del corpo, le mutazioni genetiche, l’ambiguità e la diversità umana espresse in posture orizzontali o in gestualità mirate a terra quasi a rappresentare la linea filogeneticamente di ciò che è stato nel passato. La materia viene letta come un testo e la parola divisa da un trattino che fa da ponte e quindi unita nel concetto dell’espressione breve, coglie la vis roboris dell’immagine. Il segno verbale incontra la forma. Nasce la sinestesia uni-versi di-versi, la frammentazione e la sintesi del nome. Nasce la transitività delle esperienze espressive che supera la semplice figura retorica e diventa binomio di arte e poesia in Dario Colella, dove l’alfabeto fisico rivela la via della percezione del reale. Pasolini nel commentare la “ Metapoesia”, per intenderci la poesia di Bettocchi, dell’altrove sinestesico, dove le percezioni si compongono e si sciolgono in un intreccio di relazioni, è piena di regioni e materiali, voci, dita per toccare. Henri Bergson sosteneva che esiste un mondo esteriore ben distinto da noi attraverso la percezione tutte le intelligenze interagiscono e preparano alla vita sociale. L’esperienza del bello – estetica diventa intreccio di poesia e arte. Ut Poesis pictura come preconizza il filosofo Piero Bigonfieri dal tradizionale “ Ut Pictura Poesis”. Quella di Dario Colella è la capacità di declinare versi e materia. Donarsi in un amore universale, superamento del nostro limite e della singolarità nelle fasce verticali in luce e in ombra vi è coincidenza degli opposti yin e yang. La poesia post-linguistica investiga la matrice comune della parola come il desiderio di espressione, la necessità di significare. La trasgressione di questo artista è quello di dare voce a ciò che è vista solo come immagine la doppia elica del DNA che si avvolge nel vuoto con le sue seguenze di aminoaicidi in un abbraccio non solo fisico, chiocciola, ma vita in nome di amore universale da cui appunto nasce la vita. La risposta al malessere e alle chiusure relazionali è quello di recuperare il senso delle cose laddove prevale la designificazione. La metrica è libera, non ha lacci retorici, lascia l’anima dell’artista libera di esprimersi senza chiudersi in costruzioni o termini di poesia autoreferenziale. E’a spruzzo di conchiglia, tutta di un gettito, senza punteggiatura. Appare in genetica-mente un doppio punto esclamativo dopo un altro e il si quasi ad elevare lo stupore-forza della vita. Lo stupore di cercare la bellezza nell’estasi goliardica della percezione dell’apparente non senso e della forma astratta. In batti-cuore il sussulto dell’emozione che scaturisce dal dolore segnalato da 2 punti interrogativi posti nel cuore e su martello, con il desiderio di petali e non di spine che rafforza la ricerca umana del perché del dolore dell’uomo. Il punto interrogativo ha anche il senso dell’interrogativo nascosto dell’uomo quale piccola entità alla ricerca di una sua collocazione cosmica al di là delle leggi fisiche e matematiche per ritrovare una religiosità nella percezione del senso universale delle cose. Dario Colella è abile nella costruzione della poesia che diventa immagine cosidetta visiva dell’enjambement come carattere distintivo della poesia surreale, definita metapoesia con creazioni ossimoriche che non sono opposti ma confronti di spinte in campi di fase opposti. Con le allitterazioni genera un ritorno di sentimenti e valori incalzanti, presenze ricorrenti, chimica che muta attraverso immagini dinamiche. La transitività è il cuore pulsante della sua poeia che si espime nella dicotomia verso-forma-assenza. Nel leggere i suoi versi, nascono riflessioni e interrogativi. Possiamo ritrovare nella poesia il ruolo salvifico del linguaggio umano nella sua bellezza eterogenea della commedia delle emozioni e dell’istinto? La poesia come comunicazione in quanto arte? In un contesto dove è sempre più difficile per la poesia sopravvivere per la prevalenza di un totem mediatico. Questa è la domanda che appare irrisolta nell’opera Uni-versi di-versi quasi a tratteggiare quel percorso da recuperare dell’integratità della forma e dell’essenza, nell’unità di piccola creatura, grande di emozioni e contraddizioni, bella perché sfuggente che è l’uomo.